La crisi del Brasile vista da Ferrara «Sogno infranto»
Alberto Riva introdurrà il dibattito di oggi «Paradossale l’impeachment di Dilma»
PAOLO NEGRI. La grande débandade non è solo il titolo di un (modesto) film francese degli anni ’70. È anche la fotografia del momento (politico, economico, sociale...) che sta vivendo il Brasile. Da gigante risvegliato a Paese in preda ad una crisi gravissima. Non a caso Internazionale propone un interessantissimo incontro oggi alle 15 al Teatro Comunale: Brasile - L’occasione persa (perchè si sono infrante le speranze del gigante sudamericano).
In Brasile - dopo l’impeachment della presidente Dilma Rousseff - il clima è teso. A portare l’attenzione sui binari del complicato tema che si va ad affrontare è Alberto Riva. Giornalista e scrittore, ha vissuto per anni a Rio de Janeiro, corrispondente di varie testate. I suoi articoli, i suoi libri (Seguire i pappagalli fino alla fine, Sete, Il mondo è ingiusto, Tristezza per favore vai via, Il samba di Scarlatti), sono meravigliosi, intrisi dell’amore e della perfetta conoscenza della realtà carioca e brasiliana. Un bagaglio culturale, una capacità di analisi, una curiosità messe al servizio dei lettori. Non è un caso che Alberto Riva sia stato scelto da Internazionale per introdurre e moderare l’appuntamento odierno. Ed a Riva, ieri, abbiamo chiesto - riprendendo il tema dell’atteso dibattito - “perchè si sono infrante le speranze del gigante sudamericano”: «È difficile spiegarlo qui, in sintesi. Invito a seguire l’incontro, ci saranno ospiti prestigiosi (i giornalisti brasiliani Eliane Brum, Clòvis Rossi e Bruno Torturra; ndr) tra l’altro di diverse idee e punti di vista: sono stati scelti molto bene. I motivi del sogno infranto, dicevamo. Sono molteplici. Lula ha sbagliato nella sua strategia di affidare la continuazione del proprio mandato a Dilma, funzionaria abile ma non certo politica di carriera e meno adatta, con meno carisma, per articolare come leader il progetto di governo. Una fase di transizione difficile si è piegata su problemi interni ed internazionali come la crisi economica del 2008 che con tutte le sue problematiche ha toccato anche il Brasile, alle prese con difficoltà strutturali di agenda, sicurezza sociale, giustizia, ambiente... Lula e il lulismo hanno prima approfittato di un periodo di euforia, poi hanno denunciato dei limiti quando hanno dovuto fare i conti con la crisi internazionale e successivamente con questioni quali le contraddizioni nelle basi di alleanze ed infine al grande tema della corruzione».
Le indagini del giudice federale Sergio Moro, l’inchiesta Lava jato (paragonabile per certi versi alla nostra Mani pulite), hanno visto e vedono al centro la maggior industria petrolifera brasiliana, la Petrobras: secondo l’accusa, i dirigenti della Petrobras avrebbero gonfiato i contratti per costruire infrastrutture petrolifere e guadagnare almeno 800 milioni di dollari. I soldi sarebbero serviti in parte per finanziare la campagna elettorale del Partito dei lavoratori, che governava il Paese dal 2003.
«Si parla - dice Riva - di uno schema di corruzione ipercapillare, intrusivo, politico ed economico, che vede coinvolti personaggi prima mai toccati, manager, industriali ed anche tanti alleati del governo. Uno dei modi per cercare di arginare l’inchiesta era far saltare tutto il banco. La crisi ha avuto un’accelerazione molto forte che ha scompaginato tutte le alleanze. L’impeachment di Dilma è stato attuato all’interno delle regole costituzionali, ma il paradosso è che Dilma è stata giudicata da un parlamento largamente corrotto. Tutto porta a riflettere sull’occasione persa dal Brasile, come da tema del dibattito».
Tra i rischi del Paese, anche quello di una sempre più acuita contrapposizione sociale e di un colpo di stato? «La minaccia militare è vaga - afferma Riva - anche se ci sono settori fortemente reazionari che dormono sotto la cenere. Il pericolo attuale, ma già presente, è quello delle forze dell’ordine, della polizia, che agiscono fuori controllo, si muovono senza padroni. Un aspetto su cui i governi di centro-sinistra dovevano intervenire, e non l’hanno fatto».
Di tutto questo, e di tanto altro, si discuterà oggi. E tra i grandi pregi di Riva c’è quello di non propagare l’immagine “da cartolina” del Brasile, i clichè di Rio, la gente felice per Mondiali e Olimpiadi: «I media stranieri cercano sempre la solita fotografia. Invece, scavando si scoprono realtà illuminanti, più vicine a noi. Il Brasile dell’arte e delle genialità dei singoli, in ciò così simile all’Italia».
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