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Attualità e storie nascoste Il mondo si sfoglia in piazza

Attualità e storie nascoste Il mondo si sfoglia in piazza

«Dieci anni cominciano a essere tanti ma ogni volta sono un’esperienza che si rinnova. Il Festival è un momento di incontro con gli autori, con i lettori, con gli esperti, in una città meravigliosa e...

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«Dieci anni cominciano a essere tanti ma ogni volta sono un’esperienza che si rinnova. Il Festival è un momento di incontro con gli autori, con i lettori, con gli esperti, in una città meravigliosa e si riesce a condensare in tre giorni tantissimo lavoro e tantissime cose interessanti». Così il vicedirettore di Internazionale Jacopo Zanchini racconta l’evento che fino a domani porta la città nel cuore, o meglio nei cuori, del mondo. Al centro l’attualità internazionale, con un’attenzione anche alle storie meno battute o poco conosciute. Come quella del delitto del Circeo, che tornerà a Ferrara per voce del Premio Strega Edoardo Albinati il quale presenta La scuola cattolica (Rizzoli), alle 18.30, a Palazzo Roverella, con la scrittrice Nadia Terranova. Il romanzo racchiude un mondo, la Roma bene degli anni '70 e la tensione di quel contesto sociale.

Quanto da vicino ha vissuto il delitto del Circeo?

«Era vicino per una contiguità di tempi e di spazi. Chi lo aveva commesso abitava in un raggio di circa 200 metri da casa mia. Due su tre facevano il mio liceo, abbiamo respirato la stessa aria».

Che ricordo ha della Capitale in quei giorni?

«Quando è arrivata la notizia ero a Londra. Essendo lontano non ho realizzato subito, ma non ne fui stupito. Non era impensabile che quei ragazzi potessero sequestrare e stuprare delle ragazze. Noi coetanei avevamo capito fossero persone violente, ma gli adulti no».

Un mese dopo fu assassinato Pasolini. Fatti diversi, ma connessi?

«Entrambi sono momenti di reazione violenta a un movimento emancipatorio, prima femminile poi dell'identità omosessuale. Lo stupro assunse un significato politico, divenne una sorta di rappresaglia».

Scrive che “era una miscela instabile”, come negli incidenti domestici.

«Fu un decennio feroce dall’inizio alla fine, tra sequestri di persona e atti terroristici. Ci fu un rapido abituarsi alla violenza anche in quartieri come il mio, il Trieste, considerato un luogo protetto. Invece non era vero, tutto poteva essere contaminato».

Perché ha atteso quarant’anni per farsi sentire?

«Dovevo accumulare distacco critico. Ho cominciato a scriverlo nel 2005, perché Angelo Izzo ha ucciso in modo ancora più gratuito. Quando a Campobasso ha strangolato madre e figlia, ho temuto che il passato non se ne fosse andato. Ho voluto restituire quei fatti alla loro epoca non per ricordarli, ma per seppellirli».

La scuola cattolica c'entra con l'omertà della generazione precedente?

«Non si può addossare alcuna colpa alle famiglie borghesi, né a quella formazione. Tuttavia la miscela di perbenismo, permissivismo e indulgenza di natura cattolica che nascondeva la polvere sotto il tappeto, hanno protetto quei semi crudeli».

Matteo Bianchi

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