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Islam e democrazia Tra pregiudizi e incompatibilità reale

Islam e democrazia Tra pregiudizi e incompatibilità reale

Sono davvero incompatibili Islam e democrazia? A dimostrare quanto la domanda sia prevenuta è stato l’incontro di Orsetta Giolo, ieri, nella Facoltà di Economia. La docente dell'Università di Ferrara...

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Sono davvero incompatibili Islam e democrazia? A dimostrare quanto la domanda sia prevenuta è stato l’incontro di Orsetta Giolo, ieri, nella Facoltà di Economia. La docente dell'Università di Ferrara ha utilizzato la filosofia del diritto per fare chiarezza, cominciando da due testi emblematici, uno lo specchio dell’altro: “Lo scontro delle civiltà”, di Samuel P. Huntington, e “L’orientalismo”, di Edward Saïd. Se l’americano attraverso una tesi riduzionista afferma l’incompatibilità di fondo tra il mondo musulmano e quello occidentale, che porterebbe a continui e inevitabili scontri, lo storico arabo biasima i nostri stereotipi nel trattare l’Oriente come se fosse povero, o addirittura privo di valori. «L’Umanesimo alla base del pensiero occidentale - ha spiegato la Giolo - si è sviluppato grazie al Movimento della Traduzione, che intorno all'anno mille ha avuto origine nel mondo arabo. Pico della Mirandola masticava quella lingua e ne sottolineava il rilievo. Gli intellettuali arabi sono da sempre cosmopoliti, mentre la frattura dottrinale che insistiamo a riconoscere, di fatto non c’è mai stata. Lo scambio tra le due culture si è conservato nei secoli perché il dialogo è proseguito. Non siamo emisferi distinti, sono i nostri licei a insegnarcelo erroneamente sin dall’adolescenza».

Il ruolo del pensiero arabo non può essere ridotto alla componente religiosa. «Non si tratta solo del Corano - ha aggiunto la docente - e fare riferimento alla loro tradizione non significa per forza ai testi sacri. Il loro pensiero è molto più articolato. È esistito, ad esempio, un movimento riformista musulmano che è scaturito alla fine del Settecento, per poi concretizzarsi nel corso del secolo successivo e sfociare nella loro mentalità contemporanea. Un movimento che reinterpreta completamente il Corano e che vanta pensatori laici filoeuropeisti». Frangenti in cui si è consolidata la volontà democratica di là dal Mediterraneo e più vicini al nostro tempo di quanto i media abbiano lasciato credere, sono state le rivoluzioni tunisina e algerina. «Le abbiamo avute entrambe sotto gli occhi, ma molti colleghi faticano a definire quella in Tunisia al pari delle nostre. Meglio tenerla sotto tono, sebbene sia stato un simbolo riuscito di Primavera Araba, che ha ribaltato un regime per produrre una costituzione completa e coerente. E il processo per ottenerla è stato altrettanto faticoso. Tuttavia l’uguaglianza dei diritti tra i sessi è stata raggiunta quando è scesa in piazza la società civile. Non le pressioni del Golfo o gli aiuti occidentali - ha concluso la Giolo - il merito è della popolazione».

Matteo Bianchi

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