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L’Islam oltre gli stereotipi Prove di un dialogo possibile

L’Islam oltre gli stereotipi Prove di un dialogo possibile

Incontro con lo scrittore Lorenzo Declich: «Tra i due mondi manca la solidarietà» E sulla morte di Giulio Regeni: prima della tragedia poca informazione sull’Egitto

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Come chiarire alcuni concetti fondamentali per comprendere l’Islam ed evitare semplificazioni e luoghi comuni?

È proprio questo l’obiettivo che si pone “l’Islam in 20 parole”, l’ultimo libro di Lorenzo Declich, esperto di mondo islamico contemporaneo. Durante l’incontro, gli studenti del Liceo Ludovico Ariosto si sono focalizzati sulle varie tematiche trattate nel libro per aprire un dialogo con l’autore.

Nella nostra società sono presenti innumerevoli stereotipi, molti dei quali nascono a causa di una cattiva informazione alimentata anche dai social media. Uno dei preconcetti più comuni è legato alla figura femminile e al suo ruolo di succube all’interno della comunità islamica. Declich smentisce, presentando esempi di donne che stanno cercando di affermare la propria figura. In Iran, per esempio, alcune donne si sono fatte fotografare senza velo, andando contro la legge che lo vieta; altre, in Egitto, stanno formando delle scuole per combattere il tasso di analfabetismo femminile. Ciò che conta veramente, secondo l’esperto, è evitare la loro classificazione sotto il seme dell’Islam e ascoltarle, portando così a un giudizio più approfondito.

Il secondo principale prodotto dell’immaginario comune quando si pensa all’Islam è il terrorismo di matrice religiosa. Nell’analisi dell’antagonismo fra mondo islamico e occidentale, sono sorti dei sentimenti di rivalsa religiosa dalle macerie di una società politicamente stravolta e culturalmente trasfigurata dal colonialismo europeo.

Proprio questi hanno alimentato successivamente veri e propri conflitti e azioni di natura terroristica. Ma la religione è una causa reale o solo un pretesto di queste azioni violente? In realtà, la religione è una conseguenza dovuta alla mancanza di altri riferimenti in una società che non funziona davvero, in cui religione e politica sono strettamente connessi. Gruppi religiosi come Daesh se ne servono solo in parte per mascherare una propaganda che si basa sul culto della guerra e sul desiderio di rivalsa. Anche l’occidente ha, in un certo senso, strumentalizzato il terrorismo, amplificando l’immagine di alcune rivolte, scoppiate a causa di una fortissima repressione da parte di regimi totalitari, quasi cercando un pretesto di conflitto tra mondo occidentale e orientale.

Giungiamo così al punto focale dell’intervista: è possibile che due culture così diverse possano convivere pacificamente? «Le premesse per questa convivenza ci sono tutte», afferma Declich. Ormai non esiste più quel mondo fortemente influenzato dalla religione che persisteva nell’immaginario comune, come dimostrato dalle primavere arabe, nelle quali si è manifestata una forza dirompente e rivoluzionaria. Ciò che manca fra i due mondi è la solidarietà: decine di morti dovrebbero essere sufficienti a dimostrarci che nessuno vuole ucciderci o imporci «chi lo sa quale struttura medievale».

Per concludere, i ragazzi hanno posto un’ultima domanda a proposito di un altro libro dell’autore: “Giulio Regeni, la verità ignorante”. Lo scopo di questa pubblicazione è denunciare il clima di confusione mediatica intorno all’uccisione del ragazzo e muovere una critica all’informazione italiana. Prima di questo “scandalo”, infatti, non si parlava più dell’Egitto, nonostante questo non sia un episodio isolato poiché molti casi di sparizioni venivano ignorati dai media già da tempo.

Con questo libro Declich vuole ancora una volta far luce su quelle false informazioni che aleggiano ancora attorno al caso di Giulio Regeni. Riusciremo mai a scoprire la verità per fornire risposte certe ai suoi genitori?

Ines Ammirati

Laura Oppi

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