La Nuova Ferrara

la violenza del terrorismo

Se la povertà favorisce la jihad

Se la povertà favorisce la jihad

Comfort Ero: le campagne militari aggravano il problema

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Al giorno d'oggi la violenza terroristica è molto più complessa di quanto possa sembrare e spesso viene riassunta in maniera superficiale. L'incontro al cinema Apollo con Comfort Ero, Emilio Manfredi, Chiara Nielsen e, in diretta skype, un anonimo specialista in movimenti armati che vive in questi territori, è servito a fare luce sulla tematica, anche se ormai purtroppo questi argomenti non fanno quasi più notizia sui giornali europei.

Innanzitutto, cos'è un movimento jihadista? Un simile movimento ha come obiettivo principale l'instaurazione di un governo basato sull'applicazione estremistica della legge islamica e spesso compie attentati o tenta colpi di stato in vari Paesi. Boko Haram, il gruppo nigeriano più letale che ha causato più di 7000 vittime solo nel 2014, è riuscito a portare dalla sua parte la popolazione e ad attaccare territori che fino a quel momento erano ancora sicuri; ciò è avvenuto perché non c'è più un concetto solido di Stato in quelle zone, inoltre i terroristi forniscono beni di prima necessità e convincono le persone che soddisfi la fede islamica compiere simili atti. Comfort, che ha vissuto in prima persona questa situazione, afferma che la Nigeria ha tante risorse, come il petrolio, ma non riesce a distribuirle equamente in tutto il territorio.

A causa della povertà, i movimenti jihadisti riescono ad arruolare facilmente i giovani promettendo loro denaro o benessere anche dopo la morte; un esempio concreto riportato da Manfredi è la storia di una contadina radicalizzata in quattro giorni, diventata estremista al punto da tentare di farsi esplodere in un mercato con la convinzione di ricevere trecento dollari da Dio stesso dopo la morte. Che cosa bisogna fare per risolvere questo problema? Comfort sostiene che con la violenza non si possa arrivare a nulla, dato che essa, in passato, ha solo peggiorato la situazione. L'approccio migliore sarebbe dialogare e trovare una soluzione civilmente: sono state proprio le campagne militari ad aggravare la situazione e per questo bisognerebbe interromperle.

Sara Bigoni, Anna Bonazza Camilla Finotti, Giulia Pirazzini

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