La Nuova Ferrara

Il volto meno conosciuto dell’immigrazione

Il volto meno conosciuto dell’immigrazione

In Italia oltre 16 miliardi di contributi versati a fronte dei 14 spesi per l’accoglienza

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La conferenza svoltasi ieri al Liceo Ariosto riguardo le cifre dell'immigrazione non è in linea con il pressappochismo che caratterizza il dibattito su questo tema.

A partire dall'analisi dei dati del “Rapporto sulla migrazione 2015” è stato delineato un quadro generale a cui sono seguite interessanti analisi da parte di Andrea Stuppini, rappresentante delle Regioni nel Comitato tecnico nazionale sull'immigrazione, e Girolamo De Michele, professore del Liceo e organizzatore dell'incontro. In principio sono state delineate le caratteristiche di un flusso che non può essere ritenuto altro che un fenomeno consolidato il quale tenderà a crescere in futuro a causa delle condizioni politiche, economiche e demografiche del continente africano con cui l'Europa dovrà inevitabilmente confrontarsi nei decenni a venire. Nel dibattito i migranti sono stati divisi in tre macrocategorie: gli immigrati per ragioni economiche (40%), quelli per ragioni di ricongiungimento familiare (40%) e i rifugiati politici (20%); ma per diverse ragioni non è sempre possibile accertare a quale di queste categorie un immigrato appartenga.

Altro dato interessante riguarda il numero di italiani che lavorano alle dipendenze di imprenditori immigrati -sono 280mila-, che sicuramente sfata il luogo comune dell'immigrato "ladro" di lavoro. Ma il nocciolo della questione riguarda i contributi versati dagli immigrati a fronte delle spese di welfare: infatti le entrate per lo Stato -date dai contributi previdenziali e dal gettito fiscale degli immigrati- ammontano a 16,3 miliardi, mentre i costi dell'accoglienza si aggirano sui 14,1 miliardi.

In conclusione l'invito dei relatori è stato quello di non trarre conclusioni personali, ma consultare le fonti ufficiali per valutare oggettivamente un fenomeno così complesso.

Francesco Casari

Michele Corio

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