Storie e persone Il movimento No Tav La lotta per un’idea
Il movimento No Tav è fatto di storie e di persone. Persone che hanno storie da raccontare. L’ha voluto documentare così il regista Daniele Gaglianone, che ieri era ospite di Internazionale al Cinema...
Il movimento No Tav è fatto di storie e di persone. Persone che hanno storie da raccontare. L’ha voluto documentare così il regista Daniele Gaglianone, che ieri era ospite di Internazionale al Cinema Apollo, insieme a Wu Ming 1. Il Festival ha proiettato per l’occasione Una stanza di casa mia, la testimonianza del viaggio-inchiesta che Luca Rastello fece quattro anni fa con l'amico e collega Andrea De Benedetti, percorrendo l’intero corridoio 5 da Lisbona a Kiev. L’intervista al giornalista scomparso ha sostenuto la distribuzione del film originario, Qui, una produzione low budget del 2014 che invoca il diritto all'informazione e afferma l'importanza di tornare alla partecipazione politica. «Penso che il movimento No Tav - ha esordito Gaglianone - sia una delle realtà più interessanti dal punto di vista dell'impegno sociale nate in Italia negli ultimi venticinque anni. Un movimento unico ed è assurdo che sia stato raccontato da poche persone. Essendo di Torino conoscevo di persona chi si era impegnato dalla prima ora contro le perforazioni in Val di Susa. Mi è venuto naturale rappresentare la questione». Stare uniti in un movimento eterogeneo non è semplice, perché sono tanti i modi di interpretare la lotta per un’idea o la difesa di una scelta di vita. Tuttavia sono riusciti a dare voce a tutti.
«Il movimento mette in discussione la giustezza di una grande opera - ha incalzato il regista -, ma non solo, essendo cresciuto grazie a idee più efficaci mette in discussione il sistema stesso, il funzionamento della nostra democrazia. Ha messo a nudo da subito delle contraddizioni profonde e la risposta militare di ordine pubblico ha confermato un nervo scoperto. Il nostro Paese ha perso la trasparenza e si è completamente asservito ai gruppi di potere che fanno da padroni». I No Tav sono stati spesso descritti, additati e processati come violenti, se non alla stregua di terroristi, incapaci di guardare al progresso. Paradossalmente, come il treno tanto detestato, non si sono fermati.
«Parlare di boicottaggi sarebbe esagerato, ma la diffusione del film non è stata favorita. Almeno si fossero appellati alle ragioni reali, a quegli interessi particolari per cui non è consentita la circolazione di certe idee. Mi limito a narrare una vicenda - ha concluso Gaglianone - non ho la pretesa di cambiare le cose, ma se il film riuscisse a rompere la coltre fumosa intorno a questo nodo, ne sarei di sicuro felice».
Matteo Bianchi
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