Un Paese lacerato che precipita nel caos
Il regista libico Khraisse: ormai è normale avere un’arma e guardare tutti con sospetto
Tripoli, capitale della Libia, è la città africana più vicina al Mediterraneo e perciò il principale punto di passaggio per arrivare in Europa. Khalifa Albo Khraisse, regista libico, insieme a Stefano Liberti e Andrea Segre, ha parlato di quale sia la situazione nella città, di come si sia creata e di come lui la viva da cittadino nell'incontro tenutosi ieri mattina alle 11.30 al Cinema Apollo. «Il sistema politico - afferma Khalifa - è come una favola: non si sa quando inizia e quando finisce, tutti possono essere capi di tutto»: nel Paese ci sono due parlamenti e due governi, più innumerevoli milizie comandate in modo indipendente e, dal 2014, un movimento politico capeggiato da Khalifa Haftar chiamato “Libia è fatta”. La principale causa dell'instabilità libica è la divisione interna fra i territori del Paese: dopo la prima guerra civile i vincitori sono stati favoriti, mentre i perdenti sono stati spinti ai margini, ma dopo la seconda guerra civile la situazione è peggiorata ulteriormente a causa della vendetta di questi ultimi. Prima del 2014 la vita quotidiana era ancora sostenibile, almeno fino all'arrivo di Haftar, poi la presenza sempre più pressante dell'Isis, colpevolmente ignorata, ha peggiorato le cose. Si vive la situazione attuale come normale, ad esempio fa parte della quotidianità possedere un'arma o guardare con sospetto qualsiasi piccolo evento accada. Sara Bigoni, Martina Marano
Brenda Predieri, Martina Ravani
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