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L’informazione che fa politica e trova il successo

L’informazione che fa politica e trova il successo

Il futuro dei movimenti sociali, tra politica e informazione libera. Protagonisti, al Teatro Comunale, i fondatori di due testate indipendenti e innovative che si stanno affermando in Stati Uniti e...

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Il futuro dei movimenti sociali, tra politica e informazione libera. Protagonisti, al Teatro Comunale, i fondatori di due testate indipendenti e innovative che si stanno affermando in Stati Uniti e Francia. «Il giornalismo, la cui funzione sociale è importante come il diritto di voto, è una forma di impegno politico, cosa che non può essere ridotta ai partiti perché riguarda tutto quanto si lega al bene comune. La stampa se produce inchiesta contribuisce al dibattito pubblico e fa esprimere i cittadini nella loro pluralità», sostiene Edwin Plenel di Mediapart, giornale online autore di scoop come i fondi girati da Sarkozy a Gheddafi. Bhaskar Sunkara, direttore di Jacobin, rivista ‘radical left’ statunitense, racconta che «stiamo crescendo nella capacità di attrarre attenzione, specie dopo il movimento ‘Black lives matter’ e pur in assenza di una forte sinistra. Fare giornalismo è un mezzo di fare politica: la battaglia sarà lunga, bisogna riportare al centro il concetto di classe lavoratrice e su questo convincere la maggioranza». Parzialmente diversa l'ottica di Plenel: «Serve puntare sulle minoranze di diverso tipo: donne, operai, migranti, queste sono tutte minoranze politiche, seguendo la loro causa si può liberare tutti». Si parla anche di Europa: per Sunkara, «non c'è speranza di riformare questa Unione Europea, è un progetto morto in partenza, mentre l'Eurozona è una pietra al collo per chiunque voglia al suo interno fare politiche di sinistra». Plenel cita Gramsci e Benjamin, «i mostri della nostra civiltà sono Trump, Putin, le destre estreme: è indispensabile dire no alla paura». Sul palco anche la giornalista freelance britannica Abi Wilkinson: «Il leader laburista Corbyn ha un seguito molto forte ma è un capo transitorio in attesa dei più giovani».

Fabio Terminali

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