Savage e l’amore Come battere omofobi e bulli
«Con i social network non ci sono frontiere ma bisognerebbe passare più tempo offline»
di SAMUELE GOVONI
Dan Savage è un giornalista statunitense. La sua rubrica . Savage love, di consigli sessuali e di coppia, è pubblicata in tutto il mondo e in Italia sul sito di Internazionale. Il suo ultimo libro pubblicato nel Belpaese è “L’amore rende liberi” (Baldini & Castoldi 2015). A Ferrara in due giorni ha riempito prima piazza Municipale e poi il cinema Apollo.
Ieri nell’incontro “Le cose cambiano” ha parlato di bullismo e omofobia. Noi l’abbiamo incontrato per capire più da vicino la situazione attuale e per scoprire qualche consiglio utile per difendersi e reagire a provocazioni e vessazioni.
Come si previene e combatte il bullismo all’epoca di internet?
«Una volta il bullismo si consumava a scuola poi tornavi a casa e potevi stare tranquillo perché eri “al sicuro”. Oggi, attraverso i social network non ci sono più frontiere, il bullismo può seguirti e perseguitarti ovunque. Ci sono tante iniziative volte a contrastare questa piaga, i ragazzi vengono aiutati e incoraggiati. Un’ottima strategia secondo me può comunque essere quella di passare più tempo offline; disconnessi dal web».
Perché l’omofobia è ancora una realtà così concreta?
«Prima i ragazzi omosessuali venivano percepiti come “diversi” e “strani” ma non venivano etichettati come tali. Ora, il progresso fatto a livello sociale rispetto questa tematica ha anche consentito ai bulli di individuare con più facilità i propri bersagli. I ragazzi si trovano tra due fuochi. Da una parte gli adulti di riferimento che, spesso, esprimono contrarietà rispetto questo argomento e dall’altra i bulli che, forti della contrarietà degli adulti, si sentono legittimati a infierire nei confronti degli omosessuali».
E le discriminazioni “classiche” e non a sfondo sessuale sono diminuite?
«Il bullismo a sfondo non sessuale esiste ancora ma, a differenza di quello di stampo omofobico. Coloro che vengono discriminati per altri motivi, per esempio per la religione o per il colore della pelle, trovano negli adulti di riferimento degli alleati, dei confidenti che danno all’adolescente la forza di reagire. Con l’omosessualità è diverso perché in alcuni casi, possono essere i genitori stessi i primi intolleranti».
Quali sono le tre linee guida, i tre consigli che darebbe a un’adolescente in difficoltà?
«Tre consigli? D’accordo. Il primo: cercare di vedere le cose in prospettiva, anche se per un 15enne può non essere semplice. Concentrarsi sul mondo avverso che ti circonda non serve, è meglio guardare oltre. Il secondo: cercare aiuto, quando è possibile nei genitori o in un adulto di riferimento e, se è necessario, si deve uscire dalla rete sociale a cui si appartiene. Io a 15 anni mi iscrissi a un corso di teatro a Chicago, fuori dal mio quartiere; nessuno lì mi giudicava o badava al mio orientamento sessuale. È importante anche fare uno sforzo fisico per uscire da una dimensione quotidiana poco felice. Il terzo: spostarsi fisicamente da un posto all’altro vale anche per il mondo digitale. Ci sono tanti siti e community positive, dove non ci sono discriminazioni; si può uscire dai soliti social network e cercare amicizie altrove o, in certi casi, basta semplicemente spegnere il pc e uscire a fare due passi».
Anche lei ogni tanto si disconnette?
«Certo, a volte ricevo ancora insulti e offese di ogni tipo per ciò che scrivo. Allora, quando capita, spengo il computer, vado al cinema e passa».
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