La rivincita di Schifanoia con gli affreschi recuperati da Bonora
L’artista ha ricostruito parte delle opere danneggiate mentre il palazzo conferma la sua attrattiva turistica
FERRARA. Se il Castello Estense è il primo fra i monumenti ferraresi a essere visitato, Palazzo Schifanoia rappresenta quello che maggiormente ha stimolato lo studio e la ricerca sul significato dei suoi affreschi. E grazie all’opera di Maurizio Bonora, che ha rivisto gli affreschi danneggiati, il palazzo sarà sempre più metà di visitatori. Il vicesindaco Massimo Maisto ha sottolineato la particolare attrattiva di Schifanoia durante la presentazione dell’opera di Bonora che ne accrescerà ancor più il valore artistico, Angelo Andreotti responsabile del nucleo Musei d'Arte Antica di cui Schifanoia fa parte, forniva alcuni dati che lo confermavano pienamente: fino al 30 settembre 2016 i visitatori di Schifanoia sono stati oltre 60mila (si consideri che attualmente sono aperte solo due sale dell'intero percorso) e 130 mila in tutti i Musei d'Arte Antica. «A Schifanoia l'attenzione è rivolta soprattutto al Salone dei mesi - ha ricordato Andreotti - e alle due pareti dove sono ancora visibilmente percepibili i contenuti degli affreschi, poiché le altre pareti purtroppo sono state fortemente danneggiate dal passare dei secoli e solo un'attenta e scrupolosa ricerca storica da parte di un artista di qualità come Maurizio Bonora poteva recuperare. Come aveva già dimostrato nel passato con opere quali lo Zodiaco del Principe nel 1992, il Polittico Roverella nel 2008 e nel 2015 realizzando gli scuri di un finestra di Schifanoia , completata oggi con la parte superiore della stessa».
Le pitture dei Mesi di Schifanoia e in particolare le misteriose figure che tre a tre spiccano nella fascia mediana di ciascun mese, definite i Decani hanno sempre suscitato un particolare interesse negli studiosi d'arte tanto che si parlava di “Enigma di Schifanoia” finchè si è arrivati a concordare proprio dopo la pubblicazione del libro di GanLuigi Magoni “Le cose non dette sui Decani” che siano costellazioni; il loro significato viene infatti rivelato dall'analisi degli elementi astronomici che nascondono.
Bonora questa volta non si è dedicato ai Decani bensì agli scuri della prima finestra che si trova di fronte alla originaria porta d'ingresso del Salone oggi murata; pannelli di legno destinati ad impedire dall'interno, il passaggio della luce. «Questo - ha spiegato Giovanni Sassu, curatore degli apparati - non per esigenze funzionali ma per una precisa soluzione estetica, in quanto chiudendo le imposte la decorazione della stanza non subiva interruzioni. Così l'anta era dipinta sia all'interno che all'esterno creando un percorso unitario». Ora alla prima opera di Bonora posta proprio dove originariamente si trovava la persiana scomparsa nel tempo, è stata aggiunta la parte superiore, partendo dalle poche tracce dipinte a secco, sopravvissute, ricostruendo le porzioni figurative mancanti, interpretandone il contenuto e dimostrando di aver compiuto una straordinaria operazione di conoscenza storico- artistica, consentendoci di poter "rivedere" cosa l'anonimo pittore di fine 1400 realizzò per desiderio del duca Borso.
«Il duca appare infatti nella raffigurazione - ha poi spiegato Bonora - ed è il primo a destra seduto sul trono mentre la figura che spicca al centro è sicuramente il papa ( all'epoca era Pio II Piccolomini ) in piedi nell'atto di benedire, la cui veste deborda un po' dal piano del pavimento. Intorno a lui vi sono quattro personaggi inginocchiati come lo è un altro nella parte sottostante mescolato fra i dignitari di Corte. Sull'anta della finestra si trova l'immagine del pilastro che in questo modo ne riduce le dimensioni - cosa che non è stata ripetuta ad esempio nell'ultima finestra della stessa parete - forse per esaltare l'importanza della presenza del papa e del duca dietro ai quali è stato dipinto come sfondo, un grande arazzo con fiori e decorazioni, forse a ricordo del Paradiso terrestre. Oltre alla primitiva porta d'accesso alla Sala ora murata - ha poi concluso - poco distante dalla finestra , la prima che si vedeva entrando, c'era la cappella di Borso un altro motivo per richiamare la figura del papa».
Margherita Goberti
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