«Qui Ariosto metteva in scena le commedie»
Ieri sera Elisabetta Sgarbi ha aperto le porte della dimora in cui, secondo la tradizione, Ariosto metteva in scena le commedie davanti ai familiari, a mo' di anteprima, in via Giuoco del Pallone 31....
Ieri sera Elisabetta Sgarbi ha aperto le porte della dimora in cui, secondo la tradizione, Ariosto metteva in scena le commedie davanti ai familiari, a mo' di anteprima, in via Giuoco del Pallone 31. Lo ha fatto ricordando i momenti con la sua famiglia, con l'entusiasmo della madre di cui le stanze portano il nome, le case Cavallini Sgarbi di Rina Cavallini. «Queste pareti trattengono - ha esordito la Sgarbi - la felice e folle collaborazione tra mia mamma e Vittorio, i quali hanno donato le loro opere alle fondazioni "Cavallini Sgarbi" ed "Elisabetta Sgarbi", contribuendo alla conservazione e alla promozione dell'arte contemporanea nel nostro Paese». In più la direttrice de La Nave di Teseo ha svelato il titolo del terzo romanzo del padre Nino, che il prossimo 3 novembre darà alle stampe per Skira: Lei mi parla ancora, dolcemente dedicato alla moglie. L’occasione ha quindi permesso un duplice omaggio. Su Ariosto ha poi incalzato deciso Nuccio Ordine: «Nel mio particolare percorso da studente, proveniente da un paesino in Calabria senza librerie, cominciai a leggere il Furioso a 19anni e da allora non mi ha mai abbandonato». Il letterato ha scelto il tema delle donne come omaggio a Rina Sgarbi, ma anche per la capacità di Ariosto nel mostrare la società intorno alla corte con un sguardo moderno. «I protagonisti del Furioso sono pagani e cristiani e, a differenza dei politici ignoranti che parlano di guerre di religione, il poeta ci mostra che prima di tutto ci sono gli esseri umani, prima del bene e del male. Per questo sono cavalieri erranti, che vagano e al contempo sbagliano. Ariosto insegna che senza gli errori non può realizzarsi una crescita culturale, ma anche senza errare. Se ascoltassimo sempre quei politici rozzi che vogliono alzare muri - ha concluso Ordine - non ci sarebbe futuro per la civiltà».
Matteo Bianchi
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