La Nuova Ferrara

La Ferrara di Biagio Rossetti resiste anche dopo 500 anni

di CARLO BASSI
La Ferrara di Biagio Rossetti resiste anche dopo 500 anni

Il grande architetto estense rivisitato in una bella mostra in Municipio

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di CARLO BASSI

Chissà cosa pensa Biagio Rossetti che guarda Ferrara, la sua “gran cittade”, dalla distanza di più di cinquecento anni di storia, delle celebrazioni che intendono ricordarlo. A Roma, a Ferrara alla facoltà di architettura e da qualche isolato personaggio un po’ maniaco che si dedica a lui chiamandolo addirittura per nome e con la presunzione di essere suo fratello più giovane.

Davvero, cosa pensa? Sorriderà sornione con cenni di compatimento per coloro che hanno mostrato di non conoscerlo pur essendo grandi professori, o per coloro che non lo considerano abbastanza “grande” per entrare nei libri di storia. Starà invece festeggiando con il suo grande amico Bruno Zevi ricordando il lavoro importante fatto insieme e finito in libri che gli studiosi più attenti leggono e approfondiscono sempre con gioia rinnovata e intelligente. Ma di un ricordo, direi quasi familiare, sarà particolarmente grato e felice, quello che gli sta dedicando Claudio Gualandi con sua moglie Linda e l’aiuto prezioso di Francesco Scafuri: una bellissima mostra di disegni delle sue architetture realizzate per i suoi Duchi e per la elite ferrarese del tempo e, naturalmente per il clero. Questi disegni hanno però una particolarità colgono le architetture nel momento della loro inaugurazione o in fasi particolari della loro costruzione con una folla di personaggi che festeggia, commenta, si diverte. Gualandi cioè documenta momenti straordinari della vita della città (con i personaggi che sono la sua sigla), legati al concetto della sua magnificenza: la Ferrara nuova, quella ampliata entro le nuove mura con un centro nuovo ma posto in parallelo con l'antico, con le nuove strade piene di luce disegnate dalla lungimiranza del Maestro.

Ed è qui il bello dove la verve di Claudio pare avviare un sorridente colloquio con Biagio raccontando fatti giocosi che avvengono attorno ai suoi edifici. Sono tutti da scoprire e da gustare e spesso, con il concorso della folla, esilaranti, e mi piace ricordarne alcuni Il circo dietro l’abside d San Nicolò, forse la prima opera di Biagio; il grande pranzo per le nozze del Moro con Beatrice nel sontuoso e mai finito palazzo Costabili con l’invitato particolarmente gradito, Leonardo da Vinci che mostra ai commensali il bozzetto della “Cena” che si accinge a dipingere a Milano, mentre da una parte, in grugnita, una delegazione etrusca rivendica la proprietà del luogo e si affanna a raccontare che ormai sono loro i proprietari; a San Francesco invece si celebra un dialogo fra colleghi: Rossetti e Brunelleschi si dedicano insieme a discutere dei massimi sistemi dell’architettura. Ci sono anche dei “fuori tempo” interessanti come quello che avviene attorno al Torrione di San Giovanni che è una imponente'opera di Biagio, (anche se con qualche dubbio), il consiglio dell’inzignero è prezioso e il Duca lo ascolta compunto mentre attorno all’ingresso impazzano le femministe che suonano il jazz. Fra i fuori tempo da ricordare c’è la presenza di Aleotti (è già il tempo degli archistar) che tenta in ogni modo di mettere diritto il suo campanile, quello di San Benedetto, naturalmente senza riuscirci.

È un florilegio di trovate che vanno scoperte nei meandri della folla che popola le grandi tavole e che rendono il percorso della mostra accattivante e fuori dagli schemi dove la figura e l’omaggio a Biagio hanno grande risalto nel disegno delle architetture straordinariamente interpretate così come la vita quotidiana che scorre alla base di esse. Ma non tutti ridono e fanno festa. C’è anche il momento della meditazione e della presa di coscienza dell’opera e della novità che Biagio inventa. E questo lo percepiamo osservando il video di Flavia Franceschini giustamente intitolato “Dal sogno al segno”. Biagio inventa una città. Potremmo senza enfasi dire: inventa “la” città appropriandosi del sole e della luce con cui inonda le strade e le piazze che disegna e col sole compie (con la complicità di Pellegrino Prisciani) il suo gesto più significativo, imprigionarlo per sempre sulle bugne del palazzo dei Diamanti propaggine importante della Reggia. Un grande omaggio ai suoi Duchi. E Prisciani con il suo mitico disegno dell’Addizione Erculea compare fra la folla in festa e mostra il sofisticato documento della sua scoperta. E in questo “segno”, ci dice Flavia Franceschini, che si è avverato il sogno di inventare la città come dimora privilegiata dell'’uomo. E ce lo documenta, al di là delle feste, la grandezza di Biagio. Tutto ciò avviene nella mostra elegantemente allestita nel Salone d’Onore del Municipio di Ferrara a partire da venerdì 14 alle 17. C’è da pensare che questo omaggio che Gualandi offre al Maestro sarà da lui molto gradito e che invece si disporrà, un poco annoiato, ad ascoltare quegli addetti ai lavori che, improvvisamente, dopo un infinito silenzio, ne stanno scoprendo l’opera.

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