La Nuova Ferrara

Con L’Espresso trecento vini cult

La guida annuale si rinnova e mette al bando i voti: conferme e sorprese

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Cambia curatori e cambia veste, la guida ai vini dell’Espresso edizione 2017 che arriva in edicola e in libreria. Andrea Griffagnini e Antonio Paoloni hanno mantenuta inalterata la compilazione delle aziende produttrici divise per area geografica, al centro della descrizione, però, hanno posto i vini, scelti in numero ragionevole e suddivisi in tre categorie di consumo: quelli da bere subito, quelli da conservare per farne esprimere al meglio i pregi e quelli da comprare per il valore che supera il prezzo di vendita. Senza più voti, risparmiando a noi lettori quel lavoro certosino sugli scarti di centesimi e decimali che rischiava di appesantrire senza aggiungere nulla di più alla guida. Non che manchino le valutazione, tanto meno le classifiche e - come di consueto - le sorprese: il Taurasi Poliphemo 2012, vino irpino, conquista il gradino più alto nella graduatoria dei 100 vini da conservare, superando di misura blasonate denominazioni piemontesi (Barolo e Barbaresco), e toscane (Brunello di Montalcino). Sempre tra i vini da conservare colpisce, al 18esimo posto, la presenza di uno spumante: il Trento Extra Brut Riserva del Fondatore Giulio Ferrari 2005, gloria di casa Lunelli.

Il migliore dei vini da bere subito? Il Barbaresco Crichët Pajé 2007 I Paglieri di Roagna, da 600 euro; incalzato da un bianco per tutte le tasche, il Greco di Tufo Pietra Rosa 2013 dell’azienda Di Prisco da 15 euro; e conclude la triade uno spumante per le grandi occasioni, il Franciacorta Extra Brut Vittorio Moretti Riserva Meraviglioso di Bellavista, da 560 euro. I consigli degli acquisti hanno come terna di testa il Brunello di Montalcino di Ridolfi, annata 2011, il Verdicchio di Matelica del 2015 della cantina Collestefano e il Trebbiano d’Abruzzo di Masciarelli, sempre del 2015.

Ciò non toglie che siano meritevoli anche le bottiglie non incluse nella classifica delle prime cento o anche delle prime cinque o dieci, quando ci si riferisce alle graduatorie di denominazione. Alla fine conteranno le scelte del lettore-consumatore. Recuperare un rapporto diretto con la platea di chi compra il vino è il migliore servizio che si possa rendere, oggi e in futuro, anche agli stessi produttori.

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