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Nasce a Ferrara il fondo “Famiglia Balbo”

Nasce a Ferrara il fondo “Famiglia Balbo”

Anna Maria Quarzi: questa donazione valorizza il lavoro che come Istituto facciamo da molti anni

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La collezione integrale del “Corriere Padano” è sfogliabile liberamente all’Istituto di Storia Contemporanea di Ferrara. Il quotidiano fu fondato da Italo Balbo nell’aprile del 1925 e fu chiuso nel ’45, con l’ingresso delle truppe anglo-americane a Ferrara. Ebbe sede in un palazzo di Viale Cavour e quasi dalla prima ora fu diretto da Nello Quilici, padre del regista e scrittore Folco, che scomparve insieme a Balbo il 28 giugno del ’40, nell’incidente aereo di Tobruk.

La terza pagina del Corriere si distinse per i contributi aperti a qualsiasi corrente culturale. Vi scrissero anche celebrità in erba come Giorgio Bassani, Luigi Preti e Michelangelo Antonioni. Il merito della donazione è di Paolo Balbo, figlio di Italo, grazie all’interessamento di Daniele Ravenna, direttore del Servizio studi del Senato della Repubblica. Inoltre nel mese di settembre è arrivata una grande quantità di volumi e di testi con appunti appartenuti alla biblioteca del gerarca fascista. Tra questi spiccano Il volo d’Astolfo, il discorso che pronunciò nel Palazzo dei Diamanti per inaugurare le letture ariostesche de “L’ottava d’oro” il 6 maggio del 1928, stampato poi in edizione limitata; o anche la maestosa raccolta del “Corriere della Sera” su La Crociera Aerea Transatlantica di Balbo, di cui vanno particolarmente fieri la direttrice Anna Quarzi e l’archivista Edoardo Moretti, suo collaboratore.

Quando sarà possibile consultare l’intera donazione?

«L’ultima parte è attesa per la fine di ottobre, dopodiché sarà necessario qualche mese per pulire i materiali e catalogarli, compreso qualche restauro. La mole documentaria che abbiamo ricevuto è notevole».

Le testimonianze sull’attività del ministro Balbo sono rimaste a Roma?

«Sì, ma abbiamo stipulato un accordo con l’Archivio di Stato per cui una copia di tutti i documenti che riguardano Ferrara sarà presto depositata all’Istituto. In maniera da fornire la panoramica più ampia ed esaustiva possibile agli studiosi del periodo».

Fondo “Famiglia Balbo”: suona bene.

«Per noi è motivo d’orgoglio, perché la scelta della famiglia di affidarsi proprio all’Istituto ferrarese avvalora il lavoro che portiamo avanti da anni senza alcun tipo di preclusione».

Ogni fonte acquisita è un passo ulteriore verso i giovani ricercatori?

«Non c’è strumento che possa formare la consapevolezza di uno studente tanto efficace quanto il lavoro di recupero e non solo storico, ma delle radici comuni. Senza la comprensione della propria identità non c’è futuro».

Concretamente?

«Intendiamo istituire una borsa di studio per un giovane archivista che possa mettersi alla prova in Istituto, con l’obiettivo di approfondire il passato recente della nostra città e mantenere vivo lo spirito del luogo».

L’arrivo del “Corriere Padano” ha suscitato consensi da ambo le parti politiche l'estate scorsa. Dopo sono nate delle polemiche?

«No, nessuna. Anzi, in città il riconoscimento è andato crescendo. È una dimostrazione che lo studio della storia si basa sui documenti e non sulle opinioni. L’importante è che i cronisti mantengano intatta l’onestà intellettuale e riportino i fatti accaduti con coerenza».

Matteo Bianchi

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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