La Nuova Ferrara

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“Cabaret”, una prima da applausi per la stagione di prosa

di FABIO ZIOSI
“Cabaret”, una prima da applausi per la stagione di prosa

FABIO ZIOSI. “Lasciate fuori i vostri problemi, qui la vita è meravigliosa”, è l’invito che il Maestro di Cerimonie lancia al pubblico all’inizio e alla fine di Cabaret, che ha inaugurato l’altra...

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FABIO ZIOSI. “Lasciate fuori i vostri problemi, qui la vita è meravigliosa”, è l’invito che il Maestro di Cerimonie lancia al pubblico all’inizio e alla fine di Cabaret, che ha inaugurato l’altra sera la stagione di prosa del Teatro Abbado (repliche oggi e domani alle 16). Ma l’esortazione dell’inizio e quella della fine hanno un sapore completamente diverso. In mezzo si dipana la storia di questo gruppo di uomini e donne che vivono nella Berlino d'inizio anni Trenta sotto la cupa ala di un nascente feroce nazismo. Un testo storico che è passato dal libro alla commedia, dal musical al cinema per tornare nuovamente al musical. La Compagnia della Rancia guidata da Saverio Marconi (esperti di musical da lustri) che qui cura l’adattamento, la regia e in parte anche le scene, ha lui stesso dichiarato per questo Cabaret «Una lettura più dura, con alcuni momenti di teatro nel teatro, molto più attuale, dunque, che costringerà gli spettatori a mettersi di fronte alla tendenza di oggi a lamentarsi senza però mai reagire per cambiare davvero». Bene, anche perché, in tempi come questi, è difficile “lasciare i problemi fuori”. Ma nei 120 minuti della durata dello spettacolo, dobbiamo arrivare solamente all’ultima mezzora del secondo tempo per vedere di botto sparire gli onnipresenti culi calcare le scene, per avere uno spazio più celebrale, che faccia pensare dove sta andando il Titanic. Nella prima parte abbiamo solo qualche raro spot di tutto questo e lo si capisce quasi esclusivamente conoscendo il racconto. Diciamo che c’è un’idea di fondo ma la dimensione politica (non è una brutta parola!) diventa rilevante forse troppo tardi nel dipanarsi della storia. La prima importante avvisaglia è quando il matrimonio tra l’affittacamere Fraulein Kost (Valentina Gullace) e l’attempato fruttivendolo Herr Schultz (Michele Renzullo, bravi tutti e due) viene impedito dal nazista Ernst Ludwig (Andrea Verzicco) perché l’anziano è ebreo.

Chi “lega” il tutto è il Maestro di Cerimonie, un bravissimo Giampiero Ingrassia, è lui che con le sue continue allusioni dal palco del Kit Kat Club ci mette sull’avviso: ascoltate quel che dico ma, soprattutto, capite quello che non dico. Quando arriva lui la scena si ravviva e il suo ghigno (una maschera bianca alla Jolly Joker) cattura tutti quanti. Brava Sally Bowles interpretata da Giulia Ottonello, gran voce che in alcuni momenti fa ricordare la Milva che cantava Brecht. Le canzoni sono arcinote ma si ascoltano sempre con gran piacere, in particolare come ce le ha presentate la Compagnia della Rancia. Una menzione meritano le scene, veramente belle e, nella loro essenzialità, estremamente efficaci. Il telo bianco che si alza e si abbassa non più di tanto, riesce a dare immediatamente il cambio di ambienti dal caotico club all’altrettanta caotica camera di Sally e Cliff alla sala della pensione di Fraulein Schneider. Gli ultimi minuti sono fondamentali e non ve li raccontiamo per non rovinare la sorpresa. Oggi alle 17.30 la Compagnia incontra il pubblico, coordina Samuele Govoni, giornalista della Nuova Ferrara.

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