«La crisi del mondo musicale si combatte abbassando l’Iva»
Maisano, fondatore del sindacato operatori dello spettacolo: incentivando i gestori dei locali il mercato ripartirebbe e verrebbe data dignità ai musicisti
di SAMUELE GOVONI
Suonare dal vivo è sempre più difficile. Un problema riscontrato da musicisti e gestori di locali che, di fronte a spese e permessi, tirano (seppur a malincuore) i remi in barca. A Ferrara, la chiusura in tre mesi di quattro locali (Zone K, Quattro stracci, Patchanka e Cargo) ha lasciato l’amaro in bocca a molti. Degli storici locali resistono solo il circolo Arci Bolognesi e il Torrione Jazz Club, poi c’è il neonato circolo Arci Blackstar di via Ravenna. Anche gli artisti soffrono la mancanza di palchi sui quali esibirsi ma, come aveva spiegato Leonardo Veronesi (che a proposito questa sera alle 21 sarà al Bianconiglio in via Marconi 13, Ferrara), oltre all’aspetto economico, ad incidere è anche una mancanza di cultura diffusa rispetto la musica dal vivo.
Michele Maisano, popolare popolare artista nato a Vigevano (da madre ferrarese, di Jolanda di Savoia) celebre negli anni ’60 ma ancora in auge nel mondo della musica liscio, ha fondato da alcuni anni il . Sos, Sindacato operatori spettacolo. E proprio lui nel settembre 2012 aveva pronosticato un futuro buio per la musica dal vivo: «Fra cinque anni - aveva dichiarato - non ci saranno più musicisti, si sta disperdendo un patrimonio culturale spaventoso e dire che all’inizio degli anni Sessanta eravamo il primo paese del mondo nella musica». Lo abbiamo ricontattato per chiedergli se davvero il panorama sia così sconsolante come sembra o se, invece, la realtà è diversa.
Maisano, cinque anni fa aveva detto che non ci sarebbero più stati musicisti. Il tempo stringe, com’è la situazione?
«Da allora siamo andati sempre peggio. L’unica maniera per rilanciare il settore è defiscalizzare la musica e gli spettacoli dal vivo. Bisogna fare come in Germania e portare l’IVA per chi fa musica dal vivo al 4%. I gestori dei locali e gli organizzatori così risparmierebbero il 18% e potrebbero investire su eventi, serate, concerti; tutti live».
Cambierebbero le cose?
«Come no! Da così a così! Intanto si rimetterebbe in moto un mestiere che ormai sta scomparendo e in più, si darebbe una risposta concreta al problema della disoccupazione e dell’evasione fiscale».
Come?
«Abbassando l’Iva non ci sarebbe più motivo di evadere e si pagherebbero i contributi; tutti si svolgerebbe secondo le regole. Il governo avrebbe un grande vantaggio perché emergerebbe tutto il nero. Anche noi musicisti abbiamo una dignità e abbiamo diritto a un futuro pensionistico. Sono sicuro che ci sarebbe un incremento di 80 se non 100mila posti di lavoro».
Quindi la risposta sono le agevolazioni fiscali.
«Sì ma solo a chi davvero suona dal vivo, perché ci sono anche tanti che vanno in giro a fare playback. Gli aiuti fiscali ci devono essere perché quella che si sostiene è una spesa culturale».
Ma quindi è un problema prettamente economico?
«No, assolutamente. Anche culturale. Bisogna rieducare le persone alla musica, alla musica dal vivo e bisogna farlo dal basso perché è da lì che partono le rivoluzioni. Siamo diventati importatori di musica anglosassone e latina, dobbiamo ricominciare a produrre, a essere noi i protagonisti».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
