Un ritorno alle origini per il Polittico Costabili
L’opera dipinta da Garofalo e Dosso è il punto di partenza del percorso sul ’500 Bagnoli: qui si ammira cosa vedeva Ariosto quando teneva gli occhi aperti
«Se al piano inferiore si può ammirare la splendida mostra su cosa vedeva Ariosto quando chiudeva gli occhi, nelle rinnovate sale della Pinacoteca relative alla pittura del primo Cinquecento si può ammirare cosa invece vedeva l’autore dell’Orlando Furioso quando teneva gli occhi aperti».
La direttrice Martina Bagnoli usa questo concetto per far capire che nelle sale della Pinacoteca che verranno riaperte con il nuovo percorso museale si troverà tanto Cinquecento ferrarese. E si parte come cardine proprio dall’opera più significativa di quella ricca stagione artistica: il Polittico Costabili, firmato in coppia da Garofalo e Dosso Dossi.
È una di quelle opere che non solo si fanno ammirare per la bellezza e la maestosità (970 x 577 centimetri), ma anche perché nasconde una sorta di giallo e non parliamo di colore. Sulla sua realizzazione definitiva c'è infatti un dibattito che va avanti da anni tra gli storici dell'arte. Antonio Costabili voleva una grandiosa pala da collocare nella sua cappella funeraria nell'abside della chiesa agostiniana di Sant'Andrea. Commissionò l'opera a due grandi interpreti della pittura ferrarese e italiana del tempo, tra l'altro diametralmente opposti come stile: Benvenuto Tisi da Garofalo e Dossi Dossi. Alcuni documenti d'archivio, scrivono dei due pittori in partenza per Venezia nel 1513 per andare a comprare i colori.
Il dibattito - che appassiona gli storici dell'arte - sta nel fatto che alcuni ritengono che l'opera sia stata ultimata entro i primi mesi dell'anno successivo, altri sottolineano una stratificazione successiva e un aggiornamento per mano di Dosso e, dunque di conseguenza, una datazione più tarda. (g.p.z.)
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