La Nuova Ferrara

«L’esorcismo è un atto di grande carità»

di SAMUELE GOVONI
«L’esorcismo è un atto di grande carità»

Don Graziano: un centinaio di casi in sei anni «Sto male quando vedo la gente soffrire»

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di SAMUELE GOVONI

Difficile parlare di esorcismi senza correre immediatamente col pensiero a film più o meno noti. Difficile farlo rimanendo a debita distanza da luoghi comuni, preconcetti e pregiudizi. Ma cosa significa fare un esorcismo? O essere posseduto? Ne abbiamo parlato con don Graziano Donà, parroco che da 6 anni nella diocesi di Ferrara Comacchio è un prete esorcista. Educazione e cultura, sostiene, sono alla base di tutto. E poi fa un “appello” in vista del 31 ottobre: non festeggiate zucche e fantasmi.

Don Graziano, cosa significa fare un esorcismo?

«Fare un esorcismo significa pregare, pregare intensamente. Nel Vangelo Gesù dice di scacciare i demoni, di guarire i malati. In comunione con la chiesa si chiede che una persona possa essere liberata dal male. L’esorcismo è un grande atto di carità nei confronti di qualcuno che soffre in maniera particolare per motivi che possono essere vari».

Si fa un gran parlare di questa pratica.

«Sicuramente il mondo mediatico, soprattutto negli ultimi decenni, non ha aiutato ad affrontare in maniera corretta e consapevole questa tematica. Quello dell’esorcismo è un argomento da sempre particolare. L’esorcistato è un ministero, non un gran teatro. È un argomento molto delicato che ha a che fare con la spiritualità».

Come si richiede un esorcismo?

«Ci sono due modalità. La prima è che la persona stessa si rechi dal parroco per chiedere un aiuto, un colloquio spirituale, un confronto. Dopo questo scambio si cerca di capire quale sia il problema e quasi siano le sue origini. Nel secondo caso invece, è un amico fidato, un familiare (spesso la madre per conto dei figli) che viene a cercare nella Chiesa un aiuto. Ci sono tante situazioni particolari nella vita di una persona, tanti aspetti da tenere in considerazione come la psicologia, l’umanità e la spiritualità».

Chi può compierlo?

«Tutti i sacerdoti possono, potenzialmente, fare un esorcismo. Per esercitare il ministero, è però necessario che sia il vescovo a dare il mandato».

Sul territorio quanti siete? Lei come ha cominciato?

«Nella diocesi di Ferrara Comacchio siamo in otto a poter praticare esorcismi. Io ho iniziato sei anni fa, per caso. Nella parrocchia in cui mi trovavo si era compiuto un episodio negativo, un rito satanico. Ne ho parlato con il vescovo, mi sono documentato e ho cercato di capire come fare fronte a questo atto. Forse qualcuno ha notato che avevo preso sul serio la cosa, che mi ero applicato per trovare risposte e soluzioni e così, nel 2010, ho ricevuto l’incarico formale da parte del vescovo di questa diocesi».

Qual è la cosa più difficile?

«Ciò che mi mette a dura prova è la sofferenza della gente e faccio tutto quello che posso fare per aiutare le persone che soffrono. Il demonio ti fa perdere la dignità e questo, istintivamente, mi fa stare male».

Quanto può durare un esorcismo?

«Non c’è una durata prestabilita è il Signore che concede la liberazione e a volte possono occorrere mesi, anni per averla. Ho visto cammini di fede meravigliosi da parte da persone che hanno ottenuto la liberazione».

Quanti anni hanno le persone che si sono rivolte a lei?

«Non c’è un’età precisa, non sono in grado di stabilire una media. In questi sei anni ho incontrato oltre cento persone di tutti i tipi, dai minorenni agli anziani. I casi gravi però, questo va detto, sono stati meno di dieci. Per gravi intendo casi di possessione».

Cioè?

«Si parla di possessione quando il demonio è presente dentro di te. In questi casi le persone arrivano a perdere la lucidità. Non si tratta di una condizione che dura in maniera continuativa per tutto il giorno. Spesso chi è posseduto ha una vita normale ma ci sono momenti in cui il demonio si manifesta. Come? Attraverso un cambio della voce, una forza fisica superiore al normale, la conoscenza di cose che la persona non può conoscere (spesso lingue antiche) e attraverso una forte avversione rispetto a tutto ciò che è sacro».

C’è dell’altro?

«L’esorcismo non va di pari passo con la possessione. Ci sono anche aspetti meno gravi che si chiamano ossessione, vessazione e infestazione. Naturalmente, bisogna tenere in considerazione tutti gli aspetti psicologici e psichici di una persona; io in più, faccio anche un discorso spirituale».

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