La Nuova Ferrara

ferrara rossettiana

Felice connubio tra città medievale e rinascimentale

di MICHELE PASTORE
Felice connubio tra città medievale e rinascimentale

Nel 1492 il più importante esempio di sviluppo urbano.Si parla della prima città moderna d’Europa

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In occasione del 500º anniversario della morte di Biagio Rossetti, l’architetto che nel Rinascimento ha ridisegnato Ferrara, la Nuova si è rivolta agli architetti ferraresi contemporanei per far loro analizzare, anche dal punto di vista tecnico, quella che è stata l’opera del “muradore, architecto, inzegnero” conosciuto a livello mondiale.

Perché per me Ferrara è bella? Perché è frutto di un felice connubio tra città medievale: popolare e governata dalla magistratura del libero comune, e città rinascimentale: aulica ed espressione del principe. La città medievale, rappresentativa del fine ultimo del destino dell'uomo, nella quale il polo generatore è la cattedrale: la città è quasi la casa di Dio in terra. La città rinascimentale, centro degli aspetti concreti dello sviluppo sociale ed economico che si caratterizza con l'emergere del concetto di tipologia degli edifici quale prodotto innanzitutto della immagine del principe e delle nuove funzioni urbane: la città casa degli uomini. Leon Battista Alberti, con lo spirito del rinascimento, definisce la città come “una grande casa”.

È difficile dire se il felice connubio sia più espressione della volontà politico-istituzionale di Ercole 1º d’Este o della capacità progettuale di Biagio Rossetti. Quello che è certo è che con il 1492 Ferrara sperimenta con successo la collaborazione tra committente e progettista che ha prodotto il più importanre esempio di sviluppo urbano del rinascimento italiano, tale da far dire a Burckardt di trovarsi di fronte alla prima città moderna d’Europa. In tale risultato il ruolo di Biagio Rossetti fu determinante perché realizzò l’immagine della città capitale del suo principe, sintesi tra esigenze politico-istituzionali ed espressività artistico-culturali. Biagio Rossetti (1447-1516) fu architetto di corte ed in modo particolare di Ercole 1º dal 1471 al 1505.

Credo di poter dire che fu un architetto un po’ anomalo rispetto ai grandi architetti del rinascimento. Bruno Zevi sostiene che contro di lui ha funzionato la congiura del silenzio forse dovuta anche al pesante condizionamento dell’odio dello Stato Pontificio per tutto ciò che era Estense dopo la cacciata della signoria da Ferrara con la devoluzione del 1598. Ed è ancora anomalo perché, a parer mio, fu “urbanista” prima che architetto. Infatti mentre la “città rossettiana” è quasi unica nel panorama delle città rinascimentali (escluse Pienza ed Urbino) per la sua completezza ed organicità, le sue architetture sono determinanti nel quadro urbano di Ferrara più che nella loro “unicità”. Mi pare che queste architetture, che per alcune parti ripropongono ancora caratteri tardo gotici, possano essere definite eclettiche nel senso che non c’è uno “stile rossettiano” ma tanti “stili rossettiani”. La vera scoperta nei giorni nostri di Biagio Rossetti la si deve a Bruno Zevi che in “Sapere vedere l’urbanistica” lo definisce “il primo urbanista moderno d’Europa”.

Certo è che il Rossetti riuscì a dare magnifica forma alle esigenze politico-istituzionali espresse dal suo principe. Il 1942 costituisce lo spartiacque tra il mondo antico ed il mondo moderno: la scoperta del Nuovo Mondo, i grandi movimenti migratori dalle campagne alle città ed anche quelli causati dalle diaspore del popolo ebraico, da Spagna e Portogallo, alla ricerca di nuove stabilità urbane, la scomparsa dei sistemi comunali e la loro sostituzione con le signorie e le città capitali, tutto ciò ha segnato il passaggio dalla città medievale alla città rinascimentale. Ercole 1° voleva costruire la città capitale del suo stato manifestando le nuove esigenze. Voleva rivaleggiare con le altre città capitali in magnificenza e splendore.

Le stesse famiglie nobili di corte non volevano più vivere nelle “anguste” vie medievali bensì in nuovi ed ampi spazi. La insufficienza di abitazioni generata dal passaggio alla economia mercantile con l'accesso alla città di nuovi ceti attratti dalla nuova prosperità economica, ha provocato anche per Ferrara un aumento del fabbisogno di case. I nuovi problemi militari emersi per lo sviluppo degli armamenti, anche a seguito della guerra con la Serenissima (1482-84), hanno evidenziato la necessità di costruire, a nord, una nuova linea difensiva che fosse più lontano dalla città abitata. Da tale presupposto il Rossetti progetta un ampliamento della città di Ferrara tutto diverso sia rispetto ai tradizionali esempi delle città medievali che si espandevano per successive annessioni di aree in parte già edificate.

Anche a Ferrara le precedenti addizioni inglobavano e chiudevano con mura parti già parzialmente edificate.
L’ultima, prima di quella di Ercole 1° fu l’addizione di Borso del 1451, realizzata dall’architetto Brasavola nella parte sud di Ferrara, che includeva il Polesine di S.Antonio e di cui era asse portante Via della Ghiara. La “cittànova” è diversa anche rispetto alle “città utopiche” realizzate sulla base delle indicazioni dei trattatisti come il Filarete e rappresentate dal dipinto della “città ideale”, conservata ad Urbino datata seconda metà del ’400. Tra queste si possono ricordare vicino a noi Palmanova, la città fortezza stellata realizzata dai veneziani nel 1593, e la città di Terra del Sole presso Castrocaro costruita dai Medici nel 1564.

Nel 1492 Biagio Rossetti inizia dunque la realizzazione della sua grande opera. Non realizza una città ideale utopica ma una città reale che parte dalla città medievale e la ingloba per farne un tutt’uno. Gli elementi caratteristici della “cittanova”, l’addizione erculea, a parere mio sono essenzialmente i seguenti. Il sistema delle strade e dei centri, sempre finalizzato alla connessione tra la città antica e la nuova. Gli assi portanti principali nord-sud trovano continuità con le strade medievali: La via degli Angeli (oggi Corso Ercole 1° d'Este) fino al Castello, la via della Piazza Nuova arriva all'abside del Duomo (oggi via Palestro e via Bersaglieri del Po). Questo schema è intersecato non perpendicolarmente (est-ovest) dalla trasversale dei Prioni (oggi Corso Biagio Rossetti-Corso Porta Mare).
La Piazza nuova, oggi Piazza Ariostea, è disassata rispetto all’incrocio principale tra Ercole d'Este e Biagio Rossetti, ed è spostata verso est con la precisa intenzione di creare un nuovo centro, un nuovo polo di attrazione.

Questo sistema stradale è gerarchicamente indifferenziato: sono tutte strade ampie e rettilinee e si differenziano dagli schemi rinascimentali che prevedevano strade di rappresentanza per sfilate militari e cortei e strade più strette per le residenze. In Biagio Rossetti era prevalente la volontà di creare ampie strade con effetti prospettici e scenografici tali da esaltare la magnificenza degli edifici e delle Chiese che su di esse si affacciano: così come la sua volontà era anche quella di “segnare” gli incroci tra le grandi direttrici.
A tal fine esemplare è il quadrivio detto “rossettiano” all’incrocio tra Corso Biagio Rossetti ed Ercole d’Este. In questo incrocio insistono: Il Palazzo dei Diamanti, il Palazzo Prosperi Sacrati, il Palazzo Turchi di Bagno ed il Palazzo Pallavicino. Questi palazzi creano oltre che un insieme prospettico unico anche un preciso vincolo per gli sviluppi successivi. Analogamente Palazzo Bevilacqua, su Piazza Ariostea determina la direttrice di Via Palestro.

Questa volontà del “risvolto d’angolo” è ancora più accentuata dalla presenza in questi edifici dei balconi d'angolo. Questa scelta diventa poi per Ferrara un elemento architettonico significativo: segnare l'angolo con uno stipite, una parasta un elemento comunque di marmo scolpito. Infine Biagio Rossetti chiuse la città nuova con una cinta muraria a nord da lui progettata (1495) con soluzioni capaci di resistere alla modernità degli armamenti e soprattutto alle nuove e più potenti gittate dei pezzi di artiglieria pesante. Il valore della sua opera sta nel fatto che tutto questo è ancora oggi completamente leggibile e ha retto agli sviluppi degli anni successivi.
Per tutto questo a me Ferrara pare bella e prezioso il progetto urbanistico di Biagio Rossetti.

(1-continua)

 

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