Il Museo resta chiuso per lavori in corso E le opere viaggiano
Prestito a Milano per la mostra “La Passione e l’Amore” Ed è polemica su un De Chirico che ancora non torna
Una serie di iniziative culturali, tra concerti jazz, aperitivi letterari, presentazione di libri, sino alla performance pittorica collettiva, “L’assalto di colore”, organizzato dalla pro-nipote Linda, si sono susseguiti durante l’estate, per ricordare il ventennale della scomparsa del maestro “Remo Brindisi”. In questi giorni la casa-museo progettata dall’art designer Nanda Vigo ed inaugurata nel 1973, è chiusa per lavori di ristrutturazione, che dovrebbero terminare entro la prossima settimana. Se il museo resta chiuso alle visite per lavori, un nucleo di opere partirà per Milano, con destinazione la “Whitelight Art Gallery”, dove resteranno esposte dal 7 all’11 novembre prossimi. La prestigiosa galleria d’arte infatti sta per allestire la mostra celebrativa “La Passione e l’Amore -La Via Crucis”, proprio per ricordare, a vennt’anni dalla sua scomparsa, il maestro Brindisi, legato al capoluogo lombardo, dove si è trasferito nell’immediato dopo-guerra, entrando in contatto, tra gli altri, con Quasimodo, Meloni, Paganin, Porzio e Tullier. A Milano verrà esposto il grande ciclo storico-simbolico della Via Crucis, 14 opere inedite realizzate tra il 1956 ed il 1957. Altre sono le opere in prestito, che dopo la mostra faranno ritorno al Lido di Spina, tra disegni, acqueforti e oli, provenienti dalla collezione privata della nipote di Brindisi, Nicoletta Grande, che ripercorrono i grandi temi sociali affrontati dall’artista. Per restare sui nomi illustri che compongono la ricchissima collezione del museo Remo Brindisi, torna di attualità l’autenticità di un’opera “Ettore ed Andromaca”, attribuita a Giorgio De Chirico, intorno alla quale Iginio Ferroni, ex consigliere comunale di Alleanza Nazionale, chiede di far luce. «Chiesi a suo tempo per quale motivo quell’opera non fosse stata mandata a Ferrara, in occasione della mostra dedicata a De Chirico. Il prestito – riferisce Ferroni – avrebbe potuto dare lustro e visibilità internazionali al museo Remo Brindisi. Ci fu anche un’interpellanza del consigliere comunale di Ferrara Vittorio Anselmi e ci risposero che l’opera, insieme ad altre, era stata mandata ad un istituto di Bergamo per i necessari restauri». A parere di Ferroni rispetto alle stime approssimative dell’opera di De Chirico, che si aggirerebbe intorno ai 4 milioni di euro, sarebbe irrisorio il costo di 300 euro di restauro, stabilito nella delibera 90 approvata dalla giunta di Comacchio il 25 marzo 2015. «Se l’opera fosse originale, anche se sono stati sollevati parecchi dubbi sulla sua autenticità – insiste Ferroni -, perché mai mandare un’opera del genere ad un istituto scolastico per il restauro? Quell’istituto è in grado di attestarne l’autenticità? E poi che fine ha fatto, dato che non è ancora tornata al museo?». Dal Comune smorzano i toni allarmistici, per spiegare che l’opera è viva e vegeta e che dopo essere stata sottoposta a radiografie, è stata restaurata e trasferita a Roma, presso la Fondazione “Giorgio ed Isa De Chirico”, che si farà carico delle delicate procedure per attestare l’effettiva autenticità o meno dell’opera. Insomma il quadro non si è volatilizzato e insieme ad altri nuclei di opere, che periodicamente vengono sottoposte ad attività manutentive di restauro, si è spostato dal Lido di Spina in condizioni di sicurezza assoluta, con tanto di autorizzazione della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Bologna, con polizza assicurativa e con autotrasportatori specializzati ed autorizzati. Non è la prima volta che un’opera del museo “Remo Brindisi” viene prelevata, per essere sottoposta a restauro, perché ogni anno, attraverso una convenzione con l’Accademia delle Belle Arti di Bologna o con la Scuola di restauro Enaip di Botticino, in provincia di Brescia, le sole accreditate per tali attività, dal Ministero per l’istruzione, l’università e la ricerca, nuclei di opere vengono sottoposti ad interventi di pulizia. I costi sostenuti dal Comune (300 euro per ciascuna opera), si riferiscono al trasporto, alle assicurazioni e ai materiali da utilizzare. Ogni restauro si suddivide in tre parti, la prima di mappatura per definire le caratteristiche e le peculiarità dell’intervento, con una ricerca specifica rivolta ai materiali impiegati e all’artista, la seconda, prettamente didattica con il coinvolgimento di ricercatori e laureandi, che effettuano un lavoro monografico specialistico, anche con l’ausilio della diagnostica, in collaborazione con l’Università di Ferrara ed infine l’ultima consiste nella stesura di una relazione con documentazione fotografica e scheda conservativa, contenente i suggerimenti per la manutenzione futura. Nel mese di luglio scorso sempre l’Accademia delle Belle Arti di Bologna ha tenuto all’interno della casa museo “Remo Brindisi” del Lido di Spina un corso di manutenzione ordinaria dei beni culturali, con attività teoriche e pratiche concentrate su alcune sculture.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
