I protagonisti raccontano le loro storie
«Dobbiamo andare in luoghi dove la musica può cambiare la vita»
Domani alle 11, al Teatro Comunale Claudio Abbado, Ferrara Musica dà il via alla rassegna di concerti che hanno luogo la domenica mattina.Protagonista del primo appuntamento è il duo formato dal violoncellista Luca Franzetti e dal pianista Simone Pedroni, entrambi musicisti ben affermati, con un curriculum prestigioso e un'intensa attività concertistica. «Conosco da tanti anni Luca - spiega Pedroni - ma l'anno scorso l'ho invitato al Festival Da Bach a Williams, che si svolge in Valsesia,ai piedi del Monte Rosa,e abbiamo eseguito insieme alcuni brani.E' nata subito un collaborazione perfetta, dove non c'è discussione, la musica nasce da sé,è come se due entità diverse si unissero e nascesse un'entità ancora migliore. Abbiamo colto questa opportunità per lavorare come duo. Sono incontri rari nella vita, e bisogna coglierli.Il nostro compito è quello di portare musica agli altri, se c'è anche amicizia, tutto ne giova». Come mai portate in scena questo progetto, America e Russia tra XX e XXI secolo, in cui vi esibite arrangiamenti delle musiche di Williams, massimo autore di musiche per colonne sonore? «Abbiamo fatto questo progetto con musiche da film perché in realtà è un genere nuovo, che si riallaccia alla musica classica. John Williams è suonato dalle orchestre di tutto il mondo. Le sue musiche ci piacciono e Williams è stato un grande che ha creato colonne sonore che hanno legittimato la musica da film. Ha scritto per questo mezzo di comunicazione, il cinema, con una genialità assoluta, che non si trova in altri.John Williams ha permesso a due generazioni che altrimenti non avrebbero mai messo piede n una sala da concerto, di conoscere la bellezza della musica sinfonica». Luca Franzetti prosegue un percorso fatto di progetti umanitari, e si reca in luoghi dove la musica può cambiare la vita. Il Progetto di domani "America e Russia tra XX e XXI secolo" , «mi sembra molto attuale" - dice il musicista - Siamo in un periodo in cui Russia e America hanno delle tensioni, due fratelli che litigano uniti dalla musica. Attraverso la musica si cresce insieme, noi musicisti raccontiamo al pubblico, perché la musica va raccontata. È bello che si crei questo rapporto tra ascoltatore e esecutore, perché anche il ettaro si deve rinnovare, non si può più stare zitti e basta. L'obiettivo è abbattere il muro tra palcoscenico e pubblico. È giusto che chi si esibisce stia sul palcoscenico, perché ha studiato, si è meritato di calcare le scene, ma l'artista deve raccontare quello che esegue. Durante l'opera classica, penso quando cantava Pavarotti per esempio, il pubblico commentava entusiasta l'acuto del tenore durante la Boheme di Puccini,nel brano "la gelida manina". Perché in teatro tutti devono stare zitti come tombe?», chiede e si chiede il musicista...(v.c.)
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