La Nuova Ferrara

Da Shakespeare a Pirandello Pasotti rilegge i grandi classici

di SAMUELE GOVONI
Da Shakespeare a Pirandello Pasotti rilegge i grandi classici

L’attore: il teatro è vivo, considerarlo un luogo staccato dalla realtà è sbagliato Accanto al divo la ballerina Marinangeli e fuori campo la grande voce di Siravo

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di SAMUELE GOVONI

«Le parole delle grandi opere classiche sono come la musica di Mozart o dei Beatles: eterne. Quello che cambia è il modo di proporle e interpretarle, la sfida è mantenerle sempre attuali». Giorgio Pasotti martedì sera sarà al teatro Nuovo di Ferrara con “Da Shakespeare a Pirandello”, di Stefano Francioni. Lo spettacolo vede in scena accanto all’attore la ballerina Claudia Marinangeli e la voce fuoricampo è quella di Edoardo Siravo. In attesa di averlo in città abbiamo contattato Giorgio Pasotti per intervistarlo. Lo raggiungiamo telefonicamente mentre è in treno. Si sposta frequentemente da una città all’altra per le varie repliche della tournèe. La linea va e viene ma dopo un paio di tentativi capiamo che il campo è stabile. «Sono vicino a Bologna - dice l’attore - qui non ci sono gallerie ed è meglio approfittarne». Vero.

Come nasce l’idea di questo spettacolo?

«Il teatro ha bisogno di un ricambio generazionale. I giovani devono tornare a vedere gli spettacoli come accade in molte città europee. L’idea di mettere in scena un progetto di questo tipo nasce dalla voglia (ri)adattare, ma senza snaturare, i grandi classici. L’obiettivo è quello di rendere certi testi più accessibili, in modo che anche i più giovani possano sentirsi coinvolti dal dramma di “Amleto” o dai personaggi di Luigi Pirandello».

Come sono stati scelti i testi che interpreta sul palco?

«Una prima cernita l’aveva fatta Francioni, il regista. Io non condividevo in toto le sue scelte e così da lì siamo partiti. Abbiamo lavorato insieme e scelto i testi che potessero essere adatti per il nostro tipo di racconto, di percorso. Le opere che affrontiamo toccano tanti temi; gli estratti spaziano dalla politica all’attualità, dalla cultura all’amore».

In scena c’è una ballerina che danza al tuo fianco.

«Esatto. Potremmo dire che Claudia Marinangeli attraverso la danza “accompagna” le letture, ma sarebbe riduttivo. Attraverso la danza lei crea un vero e propriofil rouge tra un’opera e l’altra».

Perché a distanza di secoli è importante proporre ancora Amleto o Giulio Cesare?

«I grandi classici sono sempre attuali. Cambia il modo di proporli. Anche la musica classica viene ripresa continuamente, l’importante è saperla rendere attuale. Essere o non essere è un quesito che ci riguarda ancora oggi dopo 400 anni. Quanti allestimenti sono stati fatti di “Amleto”? Tantissimi. Spesso il teatro viene visto come un luogo ameno, staccato dalla realtà ma non dovrebbe essere così. Bisogna sapere attualizzare le opere perché il teatro è vivo».

E il cinema?

«Anche nel cinema stiamo “pagando lo scotto”. Abbiamo realizzato grandi cose, capolavori immensi e poi ci siamo “seduti”. Ora le cose stanno cambiando, tocca a noi ribaltare la situazione. È un dovere per me e so che lo è anche per tanti miei colleghi».

Come rispondono i giovani e i giovanissimi a “Da Shakespeare a Pirandello”?

«Bene, e questo è bellissimo. Tanti arrivano a teatro freddi, prevenuti, convinti che quello che vedranno non li toccherà. Fargli cambiare idea, convincerli e coinvolgerli è una grande soddisfazione. Quando andavo a scuola io ero il primo a essere scettico nei confronti del teatro perché vedevo attori inebriati di loro stessi che recitavano per recitare ma non pensavano a rendere attuale e vero ciò che interpretavano. Noi doppiamo andare nella direzione opposta».

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