La Nuova Ferrara

«Ricchi di sogni e di volontà» La lezione di Pepe

di SAMUELE GOVONI
«Ricchi di sogni e di volontà» La lezione di Pepe

L’ex presidente Mujica in visita a Ferrara Guidò l’Uruguay in sandali e a 800 euro al mese

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di SAMUELE GOVONI

«Non saprei, forse perché penso semplicemente che anche chi ricopre alte cariche politiche governative dovrebbe vivere come la gente comune. Questo è un principio che ho sempre seguito e sostenuto, anche quando sono stato presidente dell’Uruguay».

Risponde così José “Pepe” Mujica quando gli chiediamo per quale motivo secondo lui è diventato un simbolo per migliaia di persone. L’uomo, 81 anni compiuti, ieri mattina ha fatto visita agli studenti dei licei Ariosto e Roiti a Ferrara e poi, dopo una breve pausa, è salito sul minivan insieme alla moglie e ai suoi accompagnatori e si è recato a Modena.

L’incontro con i ragazzi, circa 300 tra le due scuole, è stato ben voluto dall’antieroe della politica che si è rivolto ai giovanissimi con parole di speranza, sottolineando l’importanza della forza di volontà, della tenacia, della semplicità e della ricchezza interiore.

. «Dovete vivere con voglia di vivere. Magari vi innamorerete poi forse vi lascerete, però dovrete sempre trovare la forza di rialzarvi. La stessa cosa potrà valere per il mondo del lavoro, anche lì dovrete trovare la forza di reinventarvi perché, i veri sconfitti, sono quelli che rinunciano. Vivere vuol dire saper ricominciare e non c’è un premio alla fine del cammino ma la bellezza è proprio il cammino stesso». Mujica, uomo carismatico e forte di un bagaglio di vita personale, culturale e professionale di alto livello, ha spiegato agli studenti quanto sia importante credere in valori positivi come amore e uguaglianza. Nel corso dell’incontro Mujica ha presentato il libro “Un pecora nera al potere. Pepe Mujica, la politica della gente” (ed. Lumi, 2016) di Andrés Danza ed Ernesto Tulbovitz. «Nel mondo c’è molta ricchezza ma, purtroppo, è anche molto mal distribuita. Dobbiamo lottare per l’uguaglianza. Dobbiamo lasciare alle nostre spalle la civiltà dello spreco, dobbiamo lavorare alla costruzione di una società basata sulla solidarietà intergenerazionale - poi affonda - Ci saranno sempre l’Italia, la Germania, gli Stati Uniti, ma dobbiamo iniziare a pensare come specie, perché i poveri dell’Africa sono anche nostri, i problemi sono nostri ed è per questo che dobbiamo creare una società che non pensi come Paese, bensì come specie umana».

Mujica, figlio di agricoltori e agricoltore a sua volta, ha “vissuto” quattro vite: quella del rivoluzionario, del prigioniero, dell’uomo libero e del presidente. Pepe Mujica, presidente dell’Uruguay dal 2010 al 2015, negli anni Sessanta e Settanta fece parte del movimento di guerriglia urbana Tupamaros. Finì in carcere poco prima del colpo di Stato in Uruguay. Dietro le sbarre ci rimase per circa 15 anni, di cui 13 nel penitenziario di Punta Carretas. Solo a metà anni Ottanta, dopo il ritorno della democrazia e grazie a un’amnistia Mujica tornò in libertà. Dal 1994 fu deputato a Montevideo, poi senatore dal 1999, nel 2005 è stato nominato ministro dell’Allevamento dal neoeletto presidente della Repubblica Tabaré Vázquez, fino a diventare poi lui stesso presidente. Nonostante questa “scalata” Mujica non ha mai tradito le sue umili origini, ha sempre devoluto la maggiore parte del suo stipendio in beneficenza e ha continuato a vivere nella sua casetta circondato dagli affetti e dagli amici di una vita. Poi parlando del concetto di povertà e ricchezza ha spiegato: «Seneca diceva che è povero chi ha bisogno di tanto. Chi è schiavo dei beni materiali ed talmente occupato ad accumulare da non aver tempo di godere di ciò che lo circonda secondo me è veramente povero. Per essere felici non c’è bisogno di tanto perché se non lo ottieni con poco non raggiungerai mai la felicità perché la felicità è dentro di te. Non voglio - chiarisce - fare un’apologia della povertà ma semplicemente cercare la felicità dentro di noi».

E dopo aver salutato gli allievi dell’Ariosto e mentre si dirige verso il Roiti, facciamo appena in tempo a chiedergli che cosa ne pensa delle elezioni americane e, in particolare, di Donald Trump: «Il problema - risponde - più che da Trump è rappresentato dai suoi sostenitori perché lui passa, ma la gente che crede in quei concetti rimane».

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