Tre “pazzi” ferraresi e un uomo semplice per realizzare il sogno
Gli organizzatori: «Non lo aspettavamo, ci ha spiazzati» Volo di linea, niente scorta e hamburger in autostrada
SERGIO ARMANINO. «Tutto è nato per caso, da tre pazzi come noi, che hanno condiviso quest’avventura». Inizia così il racconto di Giovanni Sirotti, storico dirigente della pallamano femminile ferrarese, da sempre una colonna dell’Ariosto. Gli altri due “pazzi” sono i suoi amici Riccardo Bizzarri, commercialista e sindaco di Masi Torello, e Gabriele Manservisi, editore di Bondeno. Sono loro, per le vie più traverse che si possano immaginare, ad aver portato Pepe Mujica a Ferrara e in giro per l’Italia.
«Lo seguo da anni - riprende Sirotti -, così il papà di una nostra giocatrice (Fernando Gambera, padre di Paula, vedi la ricostruzione nella pagina a fianco, ndr) mi ha portato il suo libro autografato. Era in spagnolo e non ho trovato la traduzione in italiano, scoprendo poi che non esisteva. Allora, ho coinvolto Riccardo e Gabriele per riuscire a pubblicare la versione in italiano. Mujica dice sempre che dalla sperimentazione nel piccolo si arriva a fare la rivoluzione... Ecco, partendo dal nostro piccolo, l’abbiamo fatta: non pensavamo di riuscire a portare proprio lui in Italia, avevamo preso accordi con i due co-autori del libro. Poi, però, Riccardo ha scritto a Mujica, in qualità di sindaco di un piccolo paese come Masi Torello, e lui gli ha risposto immediatamente, si è incuriosito, ha voluto sapere di più del nostro mondo cooperativo... È una di quelle persone che andrebbero clonate: Mujica ha fatto della sobrietà la sua cifra».
Incuriosito, fino a spiazzare completamente i tre “pazzi”: «A Giovanni - interviene Bizzarri - ho detto “questo è un personaggio, un mito vivente, un capo spirituale”, così abbiamo preso contatto con la casa editrice spagnola che detiene i diritti sul libro, scoprendo che è stato tradotto in sei lingue, ma non l’italiano. Facendomi aiutare anche da mia figlia Carolina, che ha studiato per un anno in Spagna, mi sono occupato dei contratti per poter pubblicare il libro in italiano qui da noi. Quindi, ci siamo messi d’accordo con gli autori per farli venire in Italia a fare un tour promozionale, ma loro, all’improvviso, ci dicono che sarebbe venuto anche il presidente emerito: panico. Noi, del tutto neofiti, con una casa editrice che non aveva mai pubblicato un libro, del tutto ignari di come ci si dovesse relazionare a un’autorità del genere, non sapevamo da che parte iniziare. Ci siamo rivolti anche al prefetto, per sapere se ci fosse stato un cerimoniale da seguire, se sarebbe servita una scorta, quali posti aerei, l’alloggio... Invece, è stato lo stesso Mujica a tranquillizzarci: “Non preoccupatevi, viaggio su voli di linea e in seconda classe”. Poi, ha chiamato in Vaticano per avvertire che lo avrei accompagnato io all’udienza di Papa Francesco, quindi che provvedessero per il pass. Questo per dire che è una persona di grande rilievo internazionale, ma di una semplicità disarmante, che si adegua senza alcun problema alle situazioni. Così, a Roma è stato ospitato una notte dai religiosi, qui a Ferrara ci sono venuti incontro gli amici del Conte Pietro, il tutto con estrema semplicità».
Dimostrata, una volta di più, domenica sera, dopo l’incontro all’Università Statale di Milano assieme al sindaco Sala, Petrini e Sepulveda: «Erano le 22.30 - racconta ancora Bizzarri - ed eravamo appena entrati in autostrada per far ritorno a Ferrara, quando il presidente ci dice di aver fame. Noi, subito pronti a uscire dall’autostrada, gli chiediamo cosa desiderasse, dove volesse andare: all’Autogrill, la sua serafica risposta. Bene, ho visto Pepe Mujica in coda, perché non passa avanti a nessuno, al Burger King e nell’attesa chiedeva spiegazioni sul contenuto dei panini!».
La stessa semplicità con cui, a ogni appuntamento, Mujica ha firmato copie del suo libro, accettato di fare foto, sempre con il sorriso. E sempre con la moglie Lucia accanto, entrambi con origini liguri: «Genova? Sì, la conosco, ma è una città caotica, preferisco i paesini sulle montagne attorno. La mamma di Pepe era di quelle parti, là c’è un monumento ai partigiani molto emozionante», ci confida mentre il marito termina il pranzo a fianco del sindaco Tiziano Tagliani e del prefetto Michele Tortora.
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