«Quest’opera era un dovere nei confronti della città»
Muroni, ideatore e direttore artistico: penso che l’audiolibro chiuda un cerchio L’incontro tra l’attore e Vancini: avevo 16 anni e volevo già fare questo mestiere
di SAMUELE GOVONI
In attesa di vedere l’audiolibro in edicola insieme al nostro quotidiano, abbiamo intervistato Stefano Muroni, attore e ideatore di questo progetto, per sapere da lui come è nata questa nuova avventura che lui stesso ha definito: “Un dovere nei confronti della città”.
. Quando ha scelto di realizzare questo cofanetto?
«Ci sono state delle condizioni storiche che mi hanno portato a pensare a tutto questo. Non solo quest'anno ricorre il primo centenario della nascita di Giorgio Bassani, ma sono anche i 90 anni dalla nascita di Florestano Vancini e le “Cinque storie ferraresi” vinsero il Premio Strega nel 1956, sessant’anni fa. Tra queste rientra anche “Una notte del ’43” e ho pensato che, proprio su questo racconto, sarebbe stato bello focalizzare l'attenzione».
Perché un audiolibro?
«Penso che mancasse un capitolo per “chiudere il cerchio”. Ci furono i fatti storici realmente accaduti, ci fu la trasposizione letteraria della vicenda, quella cinematografica e, per concludere, ho pensato che ci volesse anche la storia letta, narrata. Così mi è venuto in mente l’audiolibro. Ho contattato Emons, casa editrice leader nel settore, e ho proposto loro il progetto. Ma a una condizione: tutta la produzione avrebbe dovuto essere ferrarese».
Quindi con lei in questa avventura ci sono altre voci estensi?
«Assolutamente sì. Io mi sono occupato del progetto in toto, ne ho curato la direzione artistica, ma la narrazione della storia è stata affidata alle voci di Marco Sgarbi, Fabio Mangolini, Massimo Malucelli e Monica Chiarabelli. Perché ho scelto loro? Penso, senza togliere nulla a nessuno, che siano i più interessanti nel panorama contemporaneo ferrarese. Sono bravi e professionali, conoscono il territorio e da anni lavorano per fare crescere la vita culturale della città. Mi è sembrato dunque giusto riunire tutti i punti di forza per un progetto che non poteva non essere ferrarese dall’inizio alla fine. Infatti, il tutto è stato registrato proprio a Ferrara, a Sonika, sala prove e studio di registrazione di riferimento per molte band attive nella realtà locale».
Ha mai incontrato Florestano Vancini?
«Sì, all’Uci Cinemas quando ci fu la presentazione de “E ridendo l’uccise” (2005), il suo ultimo film. All’epoca avevo 16 anni, gli dissi che il mio sogno era fare l’attore e il Maestro mi rispose: “Se avessi avuto la stessa età negli anni Sessanta ti avrei preso per un mio film”. Non ho mai capito fino in fondo che cosa significasse ma fui felice, lo presi come un complimento».
E poi ci furono anche altre occasioni?
«Sì nel 2008 quando andai all’università per assistere alla consegna alla laurea ad honorem e poi, pochi giorni dopo, alla sala Boldini proiettarono proprio La lunga notte del ’43 e lui era presente».
Quando ha messo in cantiere questo lavoro ha parlato anche con Paola Bassani?
«Assolutamente sì. L’ho contattata immediatamente per sapere cosa pensasse di questo progetto. Si è detta felice e ha patrocinato l’audiolibro attraverso la sua fondazione».
Insomma un altro progetto che parte dal territorio e ne varca i confini.
«È proprio questa la cosa bella. Sto pian piano dimostrando che le produzioni nel locale possono sfociare nel nazionale. È stato così con La notte non fa più paura, sarà così con questo audiolibro e spero che si potrà presto parlare di nuovi progetti capaci di coinvolgere la città e la provincia».
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