«Le donne più brave a scavare dentro i personaggi»
GialloFerrara ha inaugurato il suo nutrito palinsesto con un caso editoriale fresco di stampa: I Medici, il primo volume della trilogia dedicata alla più potente famiglia del Rinascimento italiano,...
GialloFerrara ha inaugurato il suo nutrito palinsesto con un caso editoriale fresco di stampa: I Medici, il primo volume della trilogia dedicata alla più potente famiglia del Rinascimento italiano, firmato Matteo Strukul, che ha presentato il suo romanzo durante una partecipata cena con autore.
Dopo l'ormai tradizionale giovedì sera alla trattoria Le Nuvole, la rassegna ha inaugurato ufficialmente ieri pomeriggio con le donne del noir, Sara Bilotti, Grazia Verasani e Patrizia Rinaldi, che hanno parlato dei loro ultimi titoli e della situazione editoriale in Italia in una tavola rotonda alla Biblioteca Ariostea, moderate nell'incontro dalla giornalista Camilla Ghedini.
Le scrittrici hanno raccontato la loro esperienza di donne autrici di giallo, soffermandosi soprattutto sulle difficoltà che hanno incontrato agli esordi: «Scrivevo storie nerissime - ha dichiarato Sara Bilotti - sono entrata in Einaudi con un thriller psicologico, credo che le donne siano più brave a scavare dentro le persone, piuttosto che con gli indizi da trovare all’esterno». La passione si coniuga con il nero, non solo nei romanzi, ma anche, come ha ricordato l'autrice, nelle pagine di cronaca dei quotidiani. Ma a quanto pare, nell'editoria le etichette sono molto più difficili da scrollarsi di dosso di quanto si pensi, e rimanere fedeli a se stesse, come ha sottolineato Camilla Ghedini, è una priorità assoluta per mantenere un'etica professionale.
Anche Grazia Verasani si è sentita vittima di questi stereotipi: «Quando ho capito di avere un'etichetta - ha affermato - mi sono sforzata per cercare un editore che mi desse libertà. Credo che sia difficile più per una donna, anche se è dura pure per gli autori uomini, perché l'editoria non si distacca facilmente dal genere che scrivi solitamente». Una lotta continua, dunque, che solo raramente vede vittorioso il genere femminile: «Se in qualche concorso vince un bel libro scritto da una donna - ha svelato ancora la Verasani - provo un doppio piacere, perché in quanto donna so che la fatica è doppia per una donna che si muove in questo mondo editoriale, dove c'è un maschilismo radicato e inattaccabile». E i dati parlano chiaro, come ha sottolineato ancora Sara Bilotti: «Nei vent'anni del premio Scerbanenco solo tre sono state le vincite femminili. Anche per il premio Nebbia Gialla, sono arrivati finalisti solo autori uomini».
Irene Lodi
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