La Nuova Ferrara

«Mio padre fu ucciso al Castello»

«Mio padre fu ucciso al Castello»

Il racconto di Mario Vita Finzi: difese fino alla fine le sue idee liberali

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«Ricordo che tanti anni fa a casa mia c'era una persona a me molto cara che con l'orecchio teso ascoltava con attenzione la radio e in particolare una trasmissione mandata da un emittente non italiana (Radio Londra; ndr). Quella trasmissione, in quel periodo, significava speranza per la libertà in generale e per la libertà dell’Italia. Oggi ovviamente quella persona non c'è più perché, forse, ha pagato caro quell'ascolto». Mario Vita Finzi con la stesura di queste righe ha voluto ricordare suo padre, Alberto Vita Finzi, una delle vittime della tragica e lunga notte del 15 novembre 1943. La notte dove davanti al muretto dello storico Castello Estense, i fascisti uccisero ben undici persone, scrivendo così una delle più brutte pagine della storia italiana. Alberto Vita Finzi nel 1943 aveva 55 anni. Era una di quelle personalità che non aveva mai rinnegato anche e soprattutto pubblicamente le sue idee liberali. Una famiglia, la sua, composta dalla moglie e da cinque figli: quattro maschi e una femmina. L’unico, attualmente rimasto in vita è proprio Mario Vita Finzi, che oggi all'età di 79 anni ha voluto onorare ancora una volta, come succede ogni 15 novembre di ogni anno, la memoria del suo caro padre, nonostante qualche acciacco fisico dovuto all'avanzamento dell'età: «Quanto successo in quella terribile notte fu un vero e proprio dramma per me e per tutti i miei cari. Io ero piccolo, avevo solo sei anni, ma il ricordo di quegli istanti rimane ancora indelebile. Troppo il dolore per dimenticare alcune scene. La nostra famiglia di origine ebraica era aperta a tutti. Avevamo tantissimi amici, le porte di casa erano sempre aperte: purtroppo dopo quella notte e dopo quanto successo alcune persone avevano smesso di frequentarci per paura che anche a loro potesse capitare qualcosa di pesantemente spiacevole. Questo mi è dispiaciuto, ma posso capire quella gente, perché quando di mezzo ci sono delle vite umane i discorsi sono sempre molto delicati». Un racconto e una testimonianza molto significativa, toccante e utile al ricordo.

Alessio Duatti

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