«Umanità e intelligenza in equilibrio»
Lo scrittore Simoni ha presentato il suo “Il marchio dell’inquisitore”
Ha dedicato a Severino Cesari l'uscita della sua ultima fatica letteraria, Marcello Simoni, che ieri ha presentato all'Ibs+Libraccio di Ferarra Il marchio dell'inquisitore, edito da Einaudi. "Cesari incarna il perfetto equilibrio tra umanità e intelligenza", è il complimento che lo scrittore ha rivolto a uno dei fondatori della collana Stile Libero. Il romanzo non indugia e si apre subito sulla scena del delitto: il commissarius Fra' Girolamo Svampa, inquisitore sui generis, indaga sul misterioso assassino che ha schiacciato un altro prelato sotto un torchio tipografico. Inoltre al cadavere è stata tappata la bocca con un grumo di opuscoli. Fra' Pietro Rebiba, la vittima, era un funzionario dell'Indice, ovvero era tra coloro che mettevano al bando i titoli considerati proibiti. Si tratterà dunque di una vendetta intellettuale, che vuole riscattare il libero pensiero?
«Il concetto di crimine - prosegue Simoni - che abbiamo maturato oggi è molto diverso da quello di allora. Rispecchia l'evoluzione della società, della mentalità collettiva. Pubblicare e divulgare un libro prescritto per eresia era tanto grave quanto uccidere qualcuno». Non a caso, il braccio destro del nostro Svampa, lo spadaccino Cagnolo, bravo di nome ma non di fatto, si vanta della sua ignoranza: non sapere leggere preservava le persone dal rogo, quasi fosse un atto di autoconservazione. «Volevo sottolineare che i preti non andavano mai a messa - incalza l'autore - Erano dei burocrati al servizio del potere, che talvolta si stancano di bruciare persone e si applicano per bruciare libri, ritardando lo sviluppo del pensiero occidentale, specialmente in Italia». Se Cagnolo sembra emergere da una baruffa del Cyrano, il braccio sinistro del protagonista è impassibile e riflessivo: Pier Francesco Capoferro è niente meno che il segretario dell'Indice e comincia ad appoggiare per stima le azioni sovversive dello Svampa. E una sorta di anti-Watson che raccoglie le deduzioni da sottoporre al detective in tonaca, ma senza adularlo. «La noia non esisteva nel Seicento romano - conclude Simoni - perché ognuno aveva il suo nemico mortale, mentre adesso hai tanti che ti ronzano intorno, ma senza il coraggio di esporsi».
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