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Miracolo sull'Hudson con il pilota Tom Hanks

Gian Pietro Zerbini
Miracolo sull'Hudson con il pilota Tom Hanks

Clint Eastwood torna alla regia con una storia di adrenalina pura, "Sully" mercoledì a Ferrara nella versione ingklese con sottotitoli. Biglietti scontati per i lettori della Nuova

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Allacciate le cinture di sicurezza per gustare meglio il nuovo film di Clint Eastwood che mercoledì arriva a Ferrara per una prima nazionale, in lingua originale con sottotitoli, con un invito speciale per i lettori della Nuova.

"Sully" sarà proiettato mercoledì 23, all'Apollo, in versione originale (sottotitolata). L'iniziativa è di Sala Biografilm che riserva ai lettori della Nuova un ingresso ridotto a 5 euro (anziché 7.50) compilando la richiesta online all’indirizzo www.biografilm.it/sully dove va selezionata la data e inserito il codice partner SU23NF

Basato su una storia vera, che ha lasciato tutti a bocca aperta dalla stupore, “Sully” racconta i drammatici momenti e la successiva inchiesta seguita al drammatico ammaraggio di emergenza di un airbus in mezzo al fiume Hudson il 15 gennaio 2009. Un’altra storia di controversi eroe americani quella descritta da Eastwood. Come il cecchino di “American Sniper”, anche il comandante Chesley “Sully” Sullenberg è un uomo solo che deve prendere decisioni importanti e decisive, in questo caso salvare la vita a 115 persone. Su come c’è riuscito e su come poteva agire diversamente è incentrata buona parte del film che vede come protagonista Tom Hanks nel ruolo del pilota Sully.

Ancora una volta il regista attinge le sue storie dalla realtà o da eventi contingenti. In questo caso il film è molto distante dalla celebre serie catastrofica di Airport iniziata negli anni Settanta e ripresa anche da gustose parodie. L’obiettivo, al di là della spettacolarità dell’evento che ha riempito le pagine dei giornali e i servizi di tutti i Tg, è quello di andare a scavare nella psicologia dei personaggi e raccontare il dopo. Nel cast troviamo anche Laura Linney, che dopo “Genius” si sta specializzando nel ruolo di moglie e Aaron Eckhart, sempre in primissima fila in interpretazioni “stelle e strisce”.

E’ il film numero 38 diretto da Clint Eastwood, il secondo girato in Imax, un sistema di proiezione che ha la capacità di mostrare video con una risoluzione e una grandezza superiori ai sistemi di proiezione convenzionali. Un altro sigillo importante per un vero highlander del cinema.

IL REGISTA
«Avevo bisogno più di una maschera che di un attore e a quell'epoca Clint Eastwood aveva solo due espressioni: con il capello e senza cappello». L'aforisma, pronunciato tra il serio ed il faceto da Sergio Leone, è entrato nella leggenda delle citazioni cinematografiche e non si può non partire da qui, da dove in pratica tutto ebbe inizio, per raccontare uno dei personaggi più straordinari del cinema contemporaneo. Da allora, da quel ruolo di gringo inespressivo, personaggio cardine di alcuni dei più bei film del genere spaghetti western, di strada quel ragazzone americano, nato e cresciuto negli anni della grande depressione, ne ha fatta tanta, anzi tantissima.
Dopo la famosa trilogia del dollaro, Eastwood non smette i panni del duro e ottiene la definitiva consacrazione come attore interpretando la serie dell'Ispettore Callaghan, poliziotto dai metodi spicci e politicamente scorretto. Sono gli anni Settanta e nel frattempo, dopo aver diretto il suo primo film "Brivido nella notte", rifiuta anche il ruolo di James Bond per sostituire Sean Connery in 007. Ma sarà un altro film di spionaggio a fargli cambiare spartito, e con "Assassinio sull'Eiger", dove è anche regista, si inizia ad intravedere la mano di un vero maestro del cinema. Sarà un continuo crescendo rossiniano.

Anche negli anni successivi Clint garantisce non solo buone interpretazioni personali, ma regala film di contenuti sui temi più diversi, alla faccia dell'inespressività ironicamente tirata in ballo dal suo mentore Sergio Leone negli anni Sessanta. Eastwood mescola sapientemente colpi allo stomaco e carezza sulla guancia. Sa essere ruvido come carta vetrata ma di punto in bianco passa al solletico di una piuma.
La sua passione per la musica lo porta a dirigere "Bird", la biografia di Charlie Parker (1988); un tributo al western che lo ha lanciato in grande stile gli fa vincere due Oscar con "Gli spietati" (1993) e diventa romantico con una struggente storia d'amore con Meryl Streep nei "Ponti di Madison County" (1995).
Gli anni Duemila sono per Eastwood una incredibile passerella trionfale. Non sbaglia più un film, anzi ogni opera viene acclamata come un capolavoro. In rapida successione firma "Mystic River" (2003), "Million Dollar Baby" dove rivince due Oscar, oltre a farlo vincere a Hilary Swank e Morgan Freeman, poi c'è la doppia lettura in chiave americana e giapponese della battaglia di Iwo Jima.

Nel frattempo arriva il trionfo anche per "Gran Torino" (2008) e "Invictus", diretto l'anno successivo dedicato a Nelson Mandela. A ottant'anni, nel 2010, la corsa di Clint non si ferma e dirige anche il suo primo thriller soprannaturale "Hereafter" e nel 2014 torna alla musica con un omaggio a Frankie Valli e ai "The four Seasons". Diventa poi campione d'incasso anche l'anno successivo con il cecchino di "American Sniper". A 86 anni, per nulla stanco, sforna anche "Sully", tratto da una storia vera con protagonista Tom Hanks. E, conoscendolo, sullo schermo non appare ancora la scritta "The end".
 

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