La musica come terapia per aiutare chi soffre
Il conservatorio ferrarese lancia il nuovo biennio sperimentale di specializzazione Ammessi ragazzi provenienti da tutta Italia. E c’è anche chi arriva da Gerusalemme
La musica come stimolo per aiutare chi soffre. Un impegno, quello assunto dal consercatorio Frescobaldi, che richiama a Ferrara giovani da tutta Italia e anche dall’estero, per partecipare ai corsi del biennio sperimentale di specializzazione in Musicoterapia. Ammessi al progetto, infatti, sono ragazzi di Padova, Bolzano, Livorno, Oristano e poi Cagliari, Piacenza, Messina, Piacenza, Reggio Emilia fino a Gerusalemme.
«La musica rappresenta un aspetto importante nello sviluppo della crescita della persona - ha detto il presidente del conservatorio "G. Frescobaldi", Francesco Colaiacovo - e oggi rinnoviamo la convenzione biennale con l'arcispedale Sant’Anna che ci vede impegnati in un programma in cui la musica viene applicata a livello scientifico».
Come sottolineato dalla dottoresse Marilena Bacilieri e Antonella Bergonzoni del Centro riabilitativo San Giorgio ci sono ormai chiare «validazioni scientifiche» sull'efficacia della musicoterapia su persone che hanno avuto incidenti e subíto danni a livello neurologico. E questa collaborazione tra conservatorio e ospedale permetterà agli studenti di inserirsi all'interno della struttura ospedaliera attraverso un tirocinio diretto a seguire i pazienti da vicino.
Il conservatorio da luogo deputato alla didattica diventa così «un centro di ricerca», ha aggiunto il professor Fernando Scafati, direttore del “Frescobaldi”, ricordando che il biennio sperimentale si differenzia da un master o da un seminario in quanto garantisce il riconoscimento professionale di musicoterapista, una professione che sta registrando un aumento costante.
La musica inserita in un ambito delicato come la riabilitazione dei pazienti è un progetto che ha impegnato la professoressa Marina Alfano, coordinatrice del corso, in un intenso lavoro: «La linea di confine è una condizione ideale non solo per il musicista ma anche per il musicoterapista, con l'avanzamento della tecnologia utilizzando strumenti di elaborazione del suono si puó permettere ai medici di tradurre gli effetti della musica in dati oggettivi rispetto ai pazienti" ha detto la coordinatrice». I ragazzi ammessi al biennio formativo seguiranno una serie di lezioni propedeutiche al tirocinio da svolgere nella struttura ospedaliera e potranno anche suggerire ai logopedisti indicazioni sui programmi riabilitativi in piena integrazione e collaborazione con tutti gli organismi socio sanitari aderenti al progetto di specializzazione sperimentale.
Valentina Bacilieri
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