La Nuova Ferrara

«Mio padre e Bassani legati da un’amicizia sincera»

di SAMUELE GOVONI
«Mio padre e Bassani legati da un’amicizia sincera»

Wolfango, figlio del regista racconta il rapporto tra i due intellettuali «Col suo “Viaggio” papà fu un pioniere, il primo a parlare di enogastronomia»

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di SAMUELE GOVONI

Wolfango Soldati, figlio del grande regista, giornalista e scrittore Mario, ieri è stato a Ostellato per il convegno dedicato al rapporto di amicizia che ha legato per anni il padre e Giorgio Bassani. Tra gli ospiti anche Paola, figlia dello scrittore ferrarese. Noi abbiamo intervistato Wolfango che tra aneddoti e ricordi, ci ha raccontato dell’eredità intellettuale pubblica e privata lasciata dal padre.

. Ricorda l’amicizia tra suo padre e Bassani?

«Certo, erano buoni amici e spesso erano insieme. Giorgio (Bassani, ndr) veniva a trovarci a casa e ricordo che dalla mia infanzia e fino ai trent’anni lo vidi parecchie volte. Il rapporto di amicizia e affetto che c’era tra lui e mio padre si era esteso anche a me, tanto è vero che Giorgio è stato mio testimone durante le mie prime nozze».

C’è qualche ricordo in particolare che porta con sé di quella grande amicizia?

«Tanti, uno però più rappresentativo di altri. Una volta eravamo al ristorante, finito il pranzo mio padre e Giorgio si appartarono per parlare tra di loro. Credo che papà volesse chiedergli qualche consiglio o parere su un’opera che stava scrivendo. Uscirono dal ristorante, si spostarono sul retro e io dopo un po’ li seguii. All’esterno c’era un lungo viale di cipressi e in fondo ad esso vidi due figure che parlavano e camminavano: erano mio padre e Giorgio. Ho questo ricordo nitidio. Erano sereni, sembravano fuori dal tempo o “oltre il giardino”; stavano bene».

Che cosa ha lasciato all’Italia e al mondo suo padre attraverso le sue opere?

«Credo che oltre alla letteratura e al cinema, mio padre abbia lasciato un’altra impronta importante; quella nel mondo enogastronomico. Con il reportage “Viaggio sul Po” negli anni Cinquanta fu il primo in Italia a parlare del valore dei sapori, delle tradizioni, dei costumi, dei cibi e delle peculiarità dei territori. Oggi quel percorso da lui intrapreso più di mezzo secolo fa lo ritroviamo in televisione, in tanti programmi che sottolineano e esaltano l’italianità di prodotti, piatti e modi di essere».

Perché suo padre si appassionò così tanto all’Emilia, una terra che per origini non gli apparteneva ma che poi negli anni ha fatto sua.

«Appena terminati gli studi universitari, negli anni Venti, parte da Torino per raggiungere in treno l’Emilia. Il fascino di questa terra, del Grande Fiume, delle città e della gente lo ha colpito fin da subito. Venne a Ferrara per conoscere e capire i luoghi di Ariosto e poi negli anni è tornato spesso in questa Regione, sia per lavoro sia per piacere. Inoltre, molte delle sue amicizie erano emiliane e ferraresi; oltre a Bassani papà era amico anche di un altro ferrarese illustre: Michelangelo Antonioni».

Cosa le è rimasto del rapporto con suo padre?

«Tantissimo ma c’è un episodio che conservo con particolare affetto. Quando era già anziano, un paio d’anni prima della sua morte, gli ho fatto una domanda. Avevamo finito di pranzare da poco, era tranquillo e gli ho chiesto: “Senti pà, pensi che ci sia l’Aldilà?” e lui mi disse: “Ti rispondo con una frase di Dante: l’amor che move il sole e l'altre stelle”. È l’ultimo verso del Paradiso e della Divina Commedia. Mio padre quindi credeva nell’amore».

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