Dallo studio legale al red carpet di Venezia
L’avvocato-attrice Lovato sarà premiata a Vittorio Veneto
Rita Lovato, attrice per passione e avvocato per professione con il film “La madre distratta” di Ferdinando De Laurentis, ha sfiorato il red carpet della Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia e nei prossimi mesi, riceverà il premio come miglior attrice protagonista al Film Festival di Vittorio Veneto (Treviso).
«Amo Ferrara - afferma la Lovato - I miei genitori si trasferirono qui da Vicenza poco dopo la mia nascita. In questa città sono cresciuta, ho tutta la mia vita e i miei affetti».
Rita Lovato è protagonista nel film tratto dall’omonimo romanzo di Nicoletta Cavazza (ed. Clandestine). Il suo personaggio rivela tutte le difficoltà interiori e psicologiche che la protagonista, giunta ai quarant’anni, si trova costretta ad affrontare, tra il tentativo di conciliare il proprio orologio biologico con quello di assecondare per amore il desiderio del compagno di avere un bambino. Un desiderio questo, che trova la protagonista impreparata, “distratta”, perché forse non ha lo stesso desiderio del compagno di diventare genitore. Un film complesso, un viaggio nei dubbi di una donna, scissa tra la volontà di dare un figlio al partner e la propria incapacità fisiologica di procreare, in quanto affetta da sterilità, costretta a ricorrere alla procreazione assistita. Il film è stato proiettato a Venezia lo scorso 4 settembre e sarà proiettato nuovamente al Belluno Film Festival, perché ha ricevuto il premio Giuria sezione lungometraggi e al Film Festival di Vittorio Veneto in giugno. L’abbiamo contattata per sapere come e quando è nato questo suo amore per la recitazione per la recitazione per sapere che cosa ha rappresentato questo film per lei.
Come è nata questa passione per la recitazione?
«Anni fa, mi sono avvicinata al teatro, un’esigenza nata dalla necessità di affrontare tecniche di comunicazione per la mia attività, poi è diventata una passione. Ho partecipato a dei gruppi di teatro, poi sono arrivata al Polivalente di Occhiobello ,e lì ho conosciuto il linguaggio cinematografico, diverso da quello teatrale. Per me la recitazione è più di un hobby, perché richiede tempo, si lavora nel fine settimana o nel tempo libero, bisogna dedicarle tempo, è veramente tanto impegnativa, però è una passione perché la mia professione la mantengo. Diciamo che la recitazione è un progetto distinto».
Questo film non è il suo debutto. Cosa ha significato per lei essere arrivata alla Mostra del Cine ma di Venezia, anche se fuori concorso?
«Venezia è stato un traguardo importante e un’emozione fortissima. Siamo stati premiati, il film è piaciuto alla giuria. la tematica ha suscitato molto entusiasmo, è il primo film sulla procreazione assistita dal punto di vista di una donna affetta da sterilità senza causa apparente. Il film è anche un’indagine sulle fatiche psicologiche che lei si trova ad affrontare».
Come si è preparata a interpretare questo ruolo?
«Per prima cosa ho letto il libro, scritto nel 2010, quando ancora la fecondazione eterologa era vietata. Poi per fortuna la Corte di Cassazione è intervenuta nel 2014,dichiarando l’illegittimità del divieto. Poi mi sono confrontata con la scrittrice e con il regista, perché il libro è un monologo e bisognava rendere esterni i dialoghi intimi della protagonista. Mi sono documentata, ho letto storie reali, ho cercato di capire le sofferenze che comportano le tecniche di procreazione assistita anche nella coppia. Dato che la protagonista ha circa la mia età, ho cercato di provare le sue emozioni. È stato indubbiamente un percorso faticoso»..
Veronica Capucci
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
