La Nuova Ferrara

l'annuncio

Bassani, è caccia a un misterioso manoscritto

Bassani, è caccia a un misterioso manoscritto

Secondo il critico Vittorio Sgarbi sarebbe stato ritrovato un quaderno con poesie inedite risalenti alla fine degli anni Trenta

3 MINUTI DI LETTURA





FERRARA. La notizia che ci sia ancora un inedito sconosciuto di Giorgio Bassani ha lasciato a bocca aperta la platea dell’Ibs+Libraccio. L’alone di mistero, misto alla sorpresa suscitata da Vittorio Sgarbi, ha coinvolto anche Paola Bassani, che ieri sera era in libreria insieme a lui e a Filippo La Porta per presentare “Se avessi una piccola casa mia. Giorgio Bassani, il racconto di una figlia” (ed. la nave di Teseo). «Si tratta di un quaderno a quadretti in pelle nera - lo ha descritto il critico ferrarese - contente una trentina di poesie manoscritte. Leggendolo direi che sia databile a prima della guerra, tra il ’38 e il ’40. D’altronde, lo stile è simile a quello de “L’alba ai vetri”; sono componimenti in quartine di endecasillabi rimati».

Per quanto la faccenda sembri controversa, quella di Sgarbi è stata un’analisi approfondita: «Ero a Palazzo Fava per una conferenza - ha motivato - quando mi ha raggiunto un uomo di mezza età con il quaderno in questione tra le mani. Diceva di fare l’insegnante e mi ha raccontato di averlo acquistato su una bancarella bolognese. In realtà, sperava di riuscire a venderlo a qualche editore per arrotondare la sua situazione, ma temeva di essere interdetto dagli eredi». Dato il valore letterario della scoperta, il critico ha così pensato di metterlo direttamente in contatto con la figlia Paola, la quale non ha smentito la possibilità che esista un’altra raccolta in versi mai data alle stampe, e si è messa a disposizione per un incontro. Forse l’incontro si terrà subito la settimana prossima.  «Dubito che qualcuno possa prendersi la briga - ha aggiunto Sgarbi - di produrre un apocrifo di Bassani. Adesso è necessario che il proprietario del presunto inedito incontri gli eredi e ne venga riconosciuta l’autenticità. Confesso che non mi dispiacerebbe accompagnarne la pubblicazione».

La conversazione sul libro "Se avessi una piccola casa mia" ha messo in evidenza le connessioni tra il vissuto della famiglia Bassani e la finzione imbastita dallo scrittore nei romanzi, tra il lessico familiare masticato con i figli Paola ed Enrico, e quello inventato per i suoi personaggi. La forza poetica e umana che ha accompagnato la sua vita e la sua vasta produzione, emerge anche tra le pagine dell'autrice. Non a caso, i ricordi sono sorretti da un corposo inserto iconografico di foto e lettere autografe. Paola Bassani, storica dell'arte e presidente della fondazione dedicata al padre, ha voluto rendere completo il quadro su un passato enigmatico, in occasione del centenario della nascita dell’autore de “Il giardino dei Finzi-Contini”. Ad avverarlo è stato il docente Massimo Raffaeli, che si è prestato a un dialogo continuo con lei. In conclusione, però, Sgarbi non è riuscito a trattenere l'ennesima nota negativa nei confronti della città. E ha alzato la voce: «Nel 2001 sono stato io ad avere l’idea del Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah. Ero a Roma, seduto nel mio ufficio insieme a Alain Elkann e a Massimiliano Fuksas. Allora ero Sottosegretario e fu proprio Sateriale ad accompagnarmi a esporla di fronte al Consiglio Comunale. Eppure, adesso che si è concretizzata, sono caduto nel dimenticatoio - e ha concluso - Ho passato io la proposta di legge a Dario Franceschini che poi, non ancora ministro, ha firmato per primo. Mi auguro che se questi testi inediti si faranno, non vadano a finire come con il Meis».

Matteo Bianchi

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google