«Per inseguire i propri sogni servono umiltà e costanza»
Martedì Paolo Belli sarà ad Argenta per l’anteprima di “Pur di fare musica” «Attraverso canzoni e racconti portiamo in scena la vita dei musicisti in tour»
di SAMUELE GOVONI
Paolo Belli martedì alle 21 sarà sul palco del teatro dei Fluttuanti di Argenta con “Pur di fare musica”, nuova commedia musicale scritta con Alberto Di Risio. Dopo la tappa nel Ferrarese lo show toccherà varie città italiane e resterà in scena fino a fine gennaio 2017. In attesa di vederlo sul palco l’abbiamo intervistato per saperne un po’ di più su questa pièce che fonde musica e teatro.
. Come nasce “Pur di fare musica”?
«Dieci anni fa ero in tour con Panariello e una sera mi disse che “avevo i tempi comici”, io non sapevo nemmeno cosa significasse; ho capito dopo quello che intendeva. A me è sempre piaciuto lo spettacolo a 360 gradi, forse perché sono cresciuto con maestri come Jannacci e Buscaglione. Poco dopo misi in piedi uno spettacolo e mi divertii tantissimo; mi ero ripromesso che lo avrei rifatto e perciò eccoci qua».
Di cosa parla lo spettacolo?
«Cerca di raccontare un po’ quello che succede ai musicisti mentre sono in giro per suonare. “Pur di fare musica” riassume un po’ questo concetto, siamo “disposti a tutto”. Ogni giorno ci dobbiamo reinventare. Sul palco portiamo alcune delle storie che ci sono capitate o possono capitare durante i tour. C’è spazio per la recitazione ma, ovviamente, anche tanto spazio per la musica».
Palco, teatro, tv. Quanto cambia la “gestione” dello show a seconda dei contesti?
«Tantissimo. Non voglio fare lo sbruffone ma credo che l’esperienza accumulata in tutti questi anni sia tanta. Io e i miei musicisti siamo cresciuti insieme e questo vuol dire tanto. Nonostante gli anni però abbiamo ancora quella giusta dose di spregiudicatezza che ci spinge a metterci in gioco, a reiventarci».
Trent’anni di attività, se si guarda alle spalle cosa vede?
«Un uomo fortunato che ha avuto la possibilità di inseguire e raggiungere quel sogno che aveva fin da bambino. Bisogna coltivare le proprie passioni, con costanza e dedizione. Io mi ritengo fortunato ma dietro a tutto questo c’è anche tanto studio, lavoro e fatica perché nessuno ti regala niente. Bisogna andare avanti a testa bassa con umiltà».
Come si sente a poche ore dal debutto?
«Bene anche se non posso nascondere un po’ di agitazione. So che il teatro è quasi sold out e questo ci lusinga molto».
Progetti futuri?
«Non ho più l’età per guardare sempre avanti (ride, ndr). Preferisco godermi le cose man mano. Naturalmente penso anche alla prossima estate ma, a quella, inizieremo a lavorarci a primavera; c’è ancora tempo».
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