Buffa a Ferrara: l'incontro pre-spettacolo fa il pieno
Il giornalista e commentatore televisivo in anteprima rispetto allo spettacolo dove si parla delle Olimpiadi del '36: ma le discriminazioni razziali di 80 anni fa sono attuali anche adesso
FERRARA. La società che cambia, letta (e quindi raccontata) attraverso il prisma dello sport. Signori e signore, Federico Buffa a Ferrara incontra il pubblico poco prima del suo spettacolo sulle Olimpiadi di Berlino del 1936.
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Trasformazione non da poco salire sul palco, anche per chi come lui era già abituato alla televisione.
«È difficile improvvisarsi attore - ammette Buffa -, io non ho le basi per farlo ma è sempre stato un mio sogno. Con l'aiuto di professionisti veri in questo campo, quel che posso fare è impostare poche cose, almeno per strutturare una performance». Esperimento riuscito, è il caso di dire. Con lo show ferrarese si è superata quota ottanta repliche dello spettacolo nato come «una meravigliosa coincidenza - dice il protagonista -. Tanto è vero che credevo tutto finisse dopo la terza rappresentazione al teatro Menotti di Milano».
Invece no, la tournée prosegue eccome. Il tema è un evento sportivo che ha lasciato traccia di sé nella storia: i giochi olimpici nel pieno della Germania nazista, il nero Jesse Owens che trionfa lasciando di stucco Hitler e il suo regime.
«Una cosa solo di ottanta anni fa? Niente affatto - sostiene Buffa -, è di sinistra attualità. Gli anni dal '32 al '45 sono stati un battito di ciglia nella storia, ma quei temi sono ancora qua, li stiamo discutendo adesso». Anche negli Stati Uniti, vedi le discriminazioni ai danni degli afroamericani («la polizia ha il grilletto troppo facile», osserva un profondo conoscitore di quel Paese come l'ex telecronista Sky) e il punto che solletica Buffa è «quali modalità espressive abbiano i campioni dello sport in tutto questo. Vediamo i giocatori di football Nfl che non si alzano in piedi all'inno americano. Però sono atleti pagati milioni di dollari per indossare scarpe e pantaloncini. Con il rischio concreto che le aziende non li sponsorizzino più. E come diceva Michael Jeffrey Jordan, avrete sentito parlare di costui, anche i repubblicani comprano le scarpe».
Buffa è la solita miniera di aneddoti. Il pugile statunitense e di colore Joe Louis che negli anni Trenta sfida il rivale tedesco, portandosi dietro tutto ciò che ne consegue oltre il ring. Oppure il ragazzino di Mogadiscio che senza una gamba gioca a calcio con la maglia di Messi ed è bravissimo. Eroi piccoli e grandi, conosciuti o sconosciuti, che vengono raccontati da Buffa con la consueta capacità affabulatoria ai fans, in maggioranza giovani. Gli fanno domande, più tardi chiederanno un selfie e un autografo sulle copie dei suoi libri (“Black Jesus”, storie ai margini del basket americano di copertina, va ancora fortissimo).
Il fenomeno “avvocato”, così lo chiamano amici e non solo, deborda dai confini sportivi ed è una tendenza che non sorprende. Eni, Generali e Deutsche Bank lo chiamano nei loro eventi, la Fondazione Agnelli tiene il punto e gli ha chiesto come immagini lo sport tra cinquant'anni. «Seguirà le evoluzioni della società - accende la palla di vetro Buffa -. Mi chiedo se ci saranno ancora le Olimpiadi con le nazioni a competere come ora, visto il crescente meticciato dei popoli. E poi c'è prepotente il tema della crescita fisica: ecco, di sicuro non si giocherà più a basket su un campo di 28 metri e con canestri a 3 metri e 5 centimetri, avremo giocatori molto più alti, sarà un'altra cosa». Non tra mezzo secolo, sicuramente più a breve, c'è una nuova idea teatrale nel suo futuro. «Penso a un soggetto che non abbia niente a che fare con lo sport - rivela Buffa -, a qualcosa che coinvolga il mondo giovanile e universitario. Sarà comunque una storia americana, sviluppata in modo multimediale e interattivo». Si torna al famoso discorso di Steve Jobs all'Università di Stanford, quello del motto “stay hungry, stay foolish”. Il fondatore di Apple lo copiò da un'altra persona. «Oggi ha ottant'anni ma è fresco come un cetriolo. Vive su una barca a Sausalito, dall'altra parte del Golden Gate rispetto a San Francisco. Per 2 anni ho raccolto materiale su di lui». Il palco aspetta la narrazione e “l'avvocato” si prepara a raccontarla, magari anche a Ferrara.
Fabio Terminali
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