Il Po nei documentari di Antonioni e Vancini
Tra il 1943 e il 1947 Michelangelo Antonioni, regista ferrarese che poi firmò grandi capolavori del secolo scorso come “L’eclisse” (1962), “Blow Up” (1966), “Professione: reporter” (1975) e...
Tra il 1943 e il 1947 Michelangelo Antonioni, regista ferrarese che poi firmò grandi capolavori del secolo scorso come “L’eclisse” (1962), “Blow Up” (1966), “Professione: reporter” (1975) e “Zabriskie Point” (1970), realizzò il documentario “Gente del Po”.
L’opera racconta la vita delle persone che vivevano e lavoravano lungo le rive del Grande Fiume, tra sacrifici, fatiche e giornate che si consumavano dall’alba al tramonto. Anni dopo, nel 1951, anche un altro regista ferrarese, Florestano Vancini, autore tra i vari film de “La lunga notte del ’43” (1960) e “Amore amaro” (1974), realizzò un cortometraggio di taglio documentaristico, per raccontare le vite trascorse sulle rive ferraresi del Po. Nel corso degli anni il Grande Fiume ha fatto da sfondo, ma è stato anche protagonista, di un altro importante lavoro di Michelangelo Antonioni: “Il grido” (1950) primo lungometraggio del cineasta ferrarese che racconta la vita di un metalmeccanico che, dopo essere stato lasciato dalla moglie, entra in crisi e comincia a vagare senza pace per la provincia emiliana
e veneta costeggiando sempre l’argine del Po.
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