Da Canova a Boldini l’Ottocento italiano in una sola mostra
Dal 21 gennaio nel bresciano Palazzo Martinengo Ci saranno i sensuali ritratti del più noto degli ‘italiens’
Da Canova a Hayez, da Fattori a Segantini, da Inganni a De Nittis, da Appiani fino a Boldini, il grande artista ferrarese. Così i maestri dell'800 italiano saranno al centro di una grande mostra allestita dal 21 gennaio all'11 giugno a Brescia, negli spazi di Palazzo Martinengo. Esposte cento opere, provenienti da importanti collezioni pubbliche e private nazionali, per raccontare un secolo di pittura e i movimenti e le scuole che l'hanno maggiormente caratterizzato, come il neoclassicismo, il romanticismo, la scapigliatura e il divisionismo, nonché le tensioni impressioniste de 'les Italiens'. L'esposizione, dal titolo 'Da Hayez a Boldini. Anime e volti della pittura italiana dell'Ottocentò, è stata organizzata dall'Associazione Amici di Palazzo Martinengo in collaborazione con la Provincia di Brescia, mentre la curatela è stata affidata a Davide Dotti, che ha messo a punto una selezione in grado appunto di illustrare la straordinaria stagione che l'Italia visse nel corso del XIX secolo. Tra gli obiettivi di questa rassegna c’è sicuramente il sottolineare l'importanza di correnti e movimenti pittorici fioriti in quei decenni, che resero il panorama creativo nazionale uno dei più dinamici a livello europeo. Dunque, una celebrazione dell'arte del bel paese in un'epoca di grande fervore a livello europeo, di confronti e condivisioni tra artisti e scuole, che, anche in Italia, fecero dell'800 una stagione di crescita straordinaria.
Non a caso, il percorso espositivo si aprirà con ‘Amore e Psiche’ capolavoro di Canova, che incarna, come pochi altri marmi, i canoni dell'estetica neoclassica. La splendida scultura, proveniente dalla Gipsoteca Antonio Canova di Possagno, sarà affiancata da alcune delle tele più rappresentative di artisti neoclassici, in particolare di Andrea Appiani (di cui sarà presentato il dipinto 'Venere allaccia il cinto a Giunone‘), pittore prediletto da Napoleone, capace di evocare la sublime grazia raffaellesca.
SI passa quindi alla sezione dedicata al Romanticismo che vedrà quale assoluto protagonista Francesco Hayez, di cui sarà allestita la ‘Maria Stuarda sale al patibolo’, opera monumentale di tre metri per due, eccezionalmente prestata alla mostra bresciana dalla Banca Cesare Ponti. Accanto ad altre opere di Hayez (come l’Addolorata), saranno poi esposti dipinti dei principali autori romantici, come il Piccio (qui con ‘Bambina con bambola’), che con la sua pittura anticipò gli esiti dei maestri della Scapigliatura, alla quale sarà dedicata la terza sala, dove spiccheranno le tele di Tranquillo Cremona.
Mentre a Milano si affermava il movimento bohemien, a Firenze, negli stessi anni, si faceva largo una nuova generazione di agguerriti artisti che, per reagire alla pittura troppo legata alla tradizione, insegnata nelle accademie, diede vita al movimento dei Macchiaioli, capitanato da Giovanni Fattori, Silvestro Lega e Telemaco Signorini, qui presenti con alcune delle loro opere più famose, come il bellissimo ‘Le ordinanze’ (di Fattori) o ‘Il ghetto di Firenze’ (di Signorini).
Proseguendo nel percorso, ecco l'esotismo degli orientalisti, a partire dall'emblematico splendore di ‘Veduta della piazza dell'ippodromo di Costantinopoli’ capolavoro dalle infinite suggestioni di Ippolito Caffi, seguito dalle toccanti scene di vita quotidiana immortalate da Induno (‘La bandiera italiana‘), Ciardi, Favretto, Palizzi, Irolli, Milesi e dal bresciano Angelo Inganni, qui presente con diversi lavori tra cui ‘Donna che cucina lo spiedo’ e due splendide vedute di Piazza della Loggia.
Aggiornati sulle novità dell'impressionismo francese, i divisionisti elaborarono, invece, un'innovativa tecnica pittorica caratterizzata da intrecci di brevi pennellate cariche di colore, che trova la massima espressione nelle tele cariche di significati simbolici di Segantini (‘Alpe di maggio’), Pellizza da Volpedo (‘Paesaggio presso Volpedo‘) e Morbelli (’Ritratto di gentiluomo‘).
La mostra si concluderà con la rievocazione del clima mondano e culturale parigino della Belle Epoque, dove vissero e lavorarono maestri (detti ‘les italiens’), quali Zandomeneghi (la grazia smisurata di ‘Serata di gala‘), De Nittis e Boldini. Di quest'ultimo, geniale anticipatore della modernità novecentesca, saranno esposti i sensuali ritratti (come il ‘Ritratto della baronessa Malvina-Marie Vitta’ o ‘Ritratto della principessa Radziwill’), nei quali esaltò la bellezza femminile, svelandone l'anima più misteriosa. E sarà probabilmente questa la sezione che più attirerà anche chi ha visto la mostra di Boldini ai Diamanti.
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