Due solitudini e una breve parentesi di felicità
FABIO ZIOSI. Due solitudini messe assieme non creano una felicità ma, a volte, ci si può andare vicino, anche solo per poche ore, come è capitato a Gabriele e Antonietta. I due personaggi sono...
FABIO ZIOSI. Due solitudini messe assieme non creano una felicità ma, a volte, ci si può andare vicino, anche solo per poche ore, come è capitato a Gabriele e Antonietta. I due personaggi sono interpretati da Giulio Scarpati e Valeria Solarino in “Una giornata particolare” (sino a domenica al Teatro Abbado) di Ettore Scola e Ruggero Maccari, nell’adattamento di Gigliola Fantoni, moglie di Scola, con la regia di Nora Venturini. Il bel lavoro teatrale prende vita dal grande film di Scola interpretato da Marcello Mastroianni e da Sophia Loren, che ha raccolto una messe di premi. Potremmo anche dire che la cosa si ferma qui. La pièce teatrale difatti, cammina di una forza tutta sua così come i due protagonisti.
L’altra sera alla prima ferrarese la cosa forse era più evidente: tantissima gente e soprattutto accanto a un pubblico più “maturo”, tantissimi giovani che il film, uscito nel 1977 quasi 40 anni fa, non l'hanno nemmeno visto e perciò non sono stati influenzati dall'interpretazione cinematografica. Ma anche chi, come il sottoscritto, aveva in testa Mastroianni e la Loren, si è dovuto, e neanche tanto piano piano, dimenticarla per assaporarsi quella di Scarpati e Solarino. I prolungati applausi del pubblico, dopo i cento intensi minuti di rappresentazione, hanno segnato il sentire comune. Bene anche il fatto di far parlare Antonietta in siciliano, per renderla ancora di più donna popolare, legata alle tradizioni e a un mondo a cui l'ha relegata il marito in camicia nera, che l’ha trasformata in fattrice di figli per il regime fascista. In questa giornata particolare, quando il 6 maggio del 1938 Hitler arriva a Roma per incontrarsi con Mussolini per scrivere la storia con la s maiuscola, si scrive un'altra storia quella dei due emarginati costretti a restare in casa mentre tutti partecipano alla parata. Lui speaker alla Eiar (che poi diventerà Rai) licenziato perché omosessuale, lei relegata a vivere tra le quattro mura di casa e costretta ad esistere solo di riflesso dal marito e dai figli. Sono i documentari Luce a segnare vari momenti della rappresentazione. La piccola storia di due emarginati, di due infelici, diventa sempre più storia di una liberazione. E anche un amore impossibile diventa - anche se solo per poco - vero, autentico, capace di spazzar via quei cori e le bandiere con la croce uncinata. Nessuna delle due storie finirà bene; quella segnata dall’adunata porterà alla guerra e a milioni di morti, e anche quella più dolce e semplice nel palazzo deserto della Roma fascista, porterà Gabriele al confino come nemico del regime e Antonietta a ritrovare i suoi padroni di vita.
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