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Lettere da Pompei in mostra in laguna

Lettere da Pompei in mostra in laguna

L’archeologia della scrittura da oggi esposta a Comacchio Un intreccio di legami profondi tra antiche civiltà mediterranee

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A Palazzo Bellini ieri mattina c’era ancora fervore negli allestimenti della mostra “Lettere da Pompei – archeologia della scrittura”, che sarà inaugurata oggi alle 12, in forza di un accordo strategico firmato a Napoli la scorsa estate dal sindaco Marco Fabbri e dal direttore del museo archeologico nazionale di Napoli, Paolo Giulierini. Attraverso la storia della scrittura antica, nelle quattro sale del piano terra di Palazzo Bellini si percorrerà un viaggio a ritroso di 2mila anni.

Le diverse forme della comunicazione scritta e codificata dai Romani in età imperiale costituiscono il filo conduttore del percorso legato al nucleo di reperti, provenienti dagli scavi di Pompei e che resteranno in esposizione sino al 2 maggio 2017. Quelli ottenuti in prestito dal Comune di Comacchio sono anche uno specchio della raffinatezza di una città ricca e colta, sommersa dalla lava del Vesuvio nel 79 d. C. Gli affreschi, oltre a mostrare aspetti pratici della scrittura antica testimoniano il potere della parola nell’antichità, dal punto di vista sociale, politico e religioso. Gli instrumenta scriptoria, raschiatoio, spatola, tavolette cerate, doppio calamaio con inchiostro nero e rosso, stilo e papiro sono addirittura oggetto di celebrazione in uno degli affreschi provenienti dal Mann, che in assoluto è uno dei più importanti al mondo per la ricchezza e l’unicità del suo patrimonio archeologico.

La mostra, progettata ed allestita da Carla Buoite e Lorenzo Zamboni è sicuramente un unicum nel panorama delle esposizioni natalizie, non solo per il prestigio dei reperti, venuti alla luce, insieme alla città sepolta, nel Settecento prima con gli scavi compiuti dai Borbone e successivamente con i Bonaparte. La mostra vuole anche riprodurre e far rivivere l’atmosfera della vita quotidiana di Pompei, esattamente come lo era prima dell’eruzione del Vesuvio.

Tutti gli allestimenti alle pareti e sui pavimenti di Palazzo Bellini sono stati studiati e realizzati per suscitare suggestioni ed emozioni, proprio per mostrare come erano arredate le case romane di Pompei e con quale ricerca del gusto e dello sfarzo vivesse la popolazione. Gli affreschi decoravano i muri, i pavimenti erano a mosaico, come ancora oggi si possono osservare nei documentari storici, che riproducono fedelmente la vita dei romani nell’età imperiale.

Alcune scenografie, con testi di Isabella Zamboni, Lorenzo Zamboni e Carla Buoite sono presenti nell’atrio di Palazzo Bellini e stimolano a varcare la soglia, per immergersi in un viaggio nella Pompei antica, riprodotta in miniatura di fronte al Museo Delta Antico, dove proseguono gli allestimenti.

L’importanza della scrittura nella società antica e nel mondo romano viene ribadita nei graffiti della mostra, ma anche nelle iscrizioni elettorali, celebrative e religiose, che insieme ai testi antichi sono una fonte inesauribile di ricerca e di studio per storici ed archeologi. Educazione e società, il mito della narrazione, attraverso il culto delle divinità pagane, la celebrazione del potere nella lapide marmorea dedicata a Giulio Cesare, sono tutti aspetti di un percorso archeologico, che può essere definito un omaggio alla cultura antica, che arriva da una città candidata a capitale della cultura per il 2018. Questo è il senso profondo di un viaggio sospeso tra la storia degli antichi romani che abitavano Pompei e quella degli Etruschi, che torneranno a rivivere nel Museo delta Antico, separato solo da un canale dalla mostra pompeiana.

L’affresco che più di tutti solletica l’immaginario del visitatore è quello riprodotto nell’invito e ritrae Amorino che porge una lettera di Galatea a Polifemo.

Galatea, ninfa della mitologia greca, che dimora negli abissi degli oceani, richiama il legame che ebbero con Atene tanto le popolazioni della Magna Grecia, quanto gli etruschi che si insediarono a Spina. La mostra intreccia legami profondi tra antiche civiltà, diventate fiorenti attraverso le rotte commerciali nel bacino del Mediterraneo. E un percorso circolare incentrato sulla storia della cultura, con un focus sul patrono di Comacchio, San Cassiano, punito durante le persecuzioni di Diocleziano dai suoi studenti a colpi di stilo, per la sua fede cristiana.

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