Cronometro e diario di bordo Storie di vita on the road
Dal veterano Obes Grandini al giovane Simone Dovigo, ecco i ferraresi che hanno seguito il loro spirito avventuriero utilizzando solamente le proprie gambe
Partire, viaggiare, stare lontano da casa per settimane, mesi, a volte anni e poi tornare. Per molti il viaggio è una ragione di vita, un’avventura che inizia ben prima di affrontare la strada. Un’avventura che inizia a tavolino, studiando un itinerario sempre sognato o cercando sulla cartina posti lontani e ai più sconosciuti. Sempre più persone si stanno avvicinando a queste nuove esperienze che possono essere vere e proprie scelte di vita ma anche parentesi vacanziere diverse dal solito. Certo, bisogna essere allenati, almeno un po’. Due celebrità che hanno scoperto la bici e la cora e che professano i benefici dell’attività fisica sono il dj Linus e il comico Giovanni Storti (del trio Aldo, Giovanni e Giacomo).
Nel Ferrarese un veterano della vita in viaggio è certamente Obes Grandini, il 63enne di Medelana che dagli anni Ottanta ha girato il mondo in bicicletta. Caponord, Canada, Stati Uniti, Africa, Tibet: è stato ovunque. La sua filosofia di viaggio però non è mai andata d’accordo con cronometri o sponsor perché per Obes ciò che conta nel viaggio è libertà. «Se a metà percorso voglio tornare indietro - aveva detto in una passata intervista alla Nuova - voglio essere libero di farlo. Non mi interessano i record, le tempistiche o le prestazioni. Ciò che mi interessa è vedere luoghi, conoscere persone e avvicinarmi a culture geograficamente lontane da me». Nel corso dei suoi viaggi Obes ha sempre tenuto un diario in cui giorno per giorno annotava di tutto e una volta tornato quei diari prendevano forma e diventavano libri; vera e propria narrativa di viaggio.
Un altro che ama viaggiare in maniera sostenibile, ma che si è avvicinato alla bicicletta prima per sport, è Simone Dovigo. Ex triatleta, ha trovato nella due ruote il mezzo di locomozione ideale per attraversare territori, scoprire realtà diverse e conoscere meglio sé stessi. Attraverso la Bike Night, pedalata in notturna nata a Ferrara ma esportata poi anche in altre città d’Italia, ha fatto avvicinare alla bici anche chi pensava di non essere in grado di coprire distanze relativamente lunghe come quella che separa la città estese da Porto Garibaldi.
Vanni Balboni, da Cento in sella alla sua mountain bike ha compiuto imprese estreme, gare snervanti affrontate però sempre con un unico obiettivo: raggiungere il traguardo. Anche nei momenti più duri infatti Vanni non ha pensato di mollare. L’ultima impresa compiuta è la Trans Cumbres mtb, una gara a tappe in più giorni che si è svolta nella provincia di Cordoba sulla Sierras Grandes, nella catena montuosa Argentina che corre parallela alla Cordigliera delle Ande. In questo gruppo montagnoso vi sono le cime più alte della provincia e la principale risorsa idrica del territorio. Questa impresa sportiva non è stata però l’unica del 2016. Nel corso dell’anno infatti Balboni ha partecipato a tre importanti gare internazionali a tappe.
Infine gli amici di Renazzo Maurizio Colletti e Marco Bertelli (entrambi 51enni), lo scorso agosto hanno raggiunto la capitale a piedi in 13 giorni percorrendo 520 chilometri. «C’era la voglia di mettersi in gioco. Il percorso - hanno raccontato- l’avevamo studiato un po’ a tavolino ma quando sei sul posto alcune cose possono cambiare. Sull’Appennino tra Bologna e Firenze dalle parti della Futa e nella zona di Radficofani, una salita di 5-6 km molto dura. Dormivamo negli ostelli o dove capitava».
Samuele Govoni
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