La Nuova Ferrara

«L’uomo sapiente va oltre la scienza: cerca la misericordia»

«L’uomo sapiente va oltre la scienza: cerca la misericordia»

Ieri sera l’enunciazione del vescovo su Chiesa e Università e il cammino da intraprendere per una società democratica

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Una lectio magistralis che ha sottolineato il valore del dialogo e della pluralità dei pensieri e delle opinioni, nella libertà di manifestarle in maniera democratica rispettando l’altro, e senza mai voler manifestare volontà di supremazia. Ieri, nella sua lectio magistralis “Misericordia e cultura nell’incontro tra Chiesa e Università”, tenuta al complesso di Santa Lucia, l’arcivescovo Luigi Negri ha sottolineato come questa diversità di pensiero che si manifesta nella libertà di esprimere le proprie opinioni nel rispetto dell’altro sia alla base del mondo universitario, dove non deve «mai prevalere l’egemonia».

L’excursus pronunciato dal vescovo, alla presenza del rettore dell’Università di Ferrara, Giorgio Zauli, e di numerosi studenti, ha affrontato il valore della misericordia «come grande novità antropologica, che ha liberato l’uomo dal suo limite e lo accompagna oltre la liberazione dal peccato originale», il suo ruolo all’interno della cultura e del mondo accademico, e della necessità di recuperare il realismo dell’esperienza vissuta dall’uomo, testimoniata anche dai grandi maestri dell’umanità.

«La nostra generazione è cresciuta avendo dei grandi maestri, che al di là della loro militanza avevano un serrato amore della loro umanità. Io credo che l’università potrebbe scoppiare dall’interno di vita nuova se le varie identità presenti vanno fino in fondo, per la capacità significativa di organizzare criticamente e sistematicamente la conoscenza. Nessuno può togliere all’Università questo ruolo fondamentale, ma questo deve avvenire in un clima di dialogo in cui anche questa ricerca è un particolare importante ma non esaustivo».

Il vescovo ha ricordato la nascita dell’Università, quando in epoca medievale insegnanti e giovani si riunivano per condividere la conoscenza e la città che ospitava l’accademia era «visibile anche dal punto di vista architettonico». All’origine dell’Università c’era dunque la compagnia dell’insegnamento.

Nell’università convivono oggi «due visioni: quella accademica si concretizza nella capacità di articolare interessi di ricerca, ma soprattutto c’è la capacità di mantenere la dialettica tra i fini della ricerca e le grandi domande di senso». L’università per l’arcivescovo è anche luogo dove si esprime la contraddittorietà della nostra cultura.

Il mondo della ricerca cresce «senza egemonia e senza complessi di inferiorità, perché solo la capacità di interagire può arricchire il dialogo». Il vescovo ha ricordato anche come gli anni universitari siano indimenticabili, proprio perché quel mondo «guarda alla società». Solo così può darsi la democrazia, che è dialogo e si realizza quando «due concezioni diverse si confrontano»; solo in questo modo può nascere la società democratica. La conoscenza della realtà non è solo scientifica o tecnica, secondo il monsignore, ma «è data. E in questo trovare, l’uomo procede verso la conoscenza, cioè al principio di alterità». La realtà è troppo vasta per essere conosciuta «e il primo aspetto della misericordia è che ci troviamo in una realtà a cui possiamo solo rapportarci per conoscerla, non per dominarla. E qui irrompe la presenza di Cristo, che rende l’uomo consapevole di come la vita umana sia una realtà irriducibile a un calcolo».

Tutto è frutto della Misericordia, perché «l’uomo nasce perché Dio lo vuole, la Creazione è un atto di gratuità. Lo stesso Uomo è nato perché Dio lo ha voluto come interlocutore, da un atto di gratuità che non pone condizioni». La grande novità antropologica è quindi la misericordia che libera l’uomo dal suo limite e «lo accompagna oltre la liberazione dal peccato originale». La Misericordia si realizza nella Chiesa che «alla visione della cultura come potere contrappone la strada di autentica esperienza umana». Tutti, secondo il vescovo Negri, hanno esperienza di misericordia, «anche chi non ha fede, perché ha conosciuto la gratuità del dono offerto dal padre e dalla madre». In più passaggi il vescovo ha riecheggiato la posizione formulata da Benedetto XVI, secondo il quale la tecno-scienza è oggi una grande ideologia, che rende impossibile un’esistenza pluralistica e libera.

Veronica Capucci

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