La sfida di Ilaria Corli, il giro d’Europa in ottanta giorni
La nuova impresa della atleta ferrarese, un percorso di 10mila km a nuoto, in bicicletta e di corsa: partirà a giugno da Goro in mare per Ancona, poi in bici fino a Berlino e correndo verso casa
FERRARA. Quanti sono 10mila chilometri? Per cercare di quantificarli in maniera concreta possiamo dire che da Ferrara a Messina ce ne sono poco più di mille. Quindi farne 10mila significherebbe andare dalla città estense a quella siciliana (e ritorno) per circa cinque volte.
Ora che abbiamo più o meno chiaro quanti sono 10mila chilometri sappiamo a cosa andrà in contro Ilaria Corli, ultra cycler ferrarese che a giugno partirà per la sua nuova impresa: diecimila chilometri attraverso l’Europa, in ottanta giorni. E lo farà attraverso tre diverse discipline sportive: il nuoto, la bici e la corsa.
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Una sorta di super triathlon a tappe, una sfida con sé stessa e “contro le leggi della fisica” perché per riuscire nel suo traguardo dovrà rispettare una tabella di marcia rigidissima. C’è chi attraversa l’antico continente in moto, in auto o in bici (con calma) ma quello che vuole Ilaria è qualcosa di più, è stabilire un record che sia prima di tutto personale. Non cerca il guinness o meglio, cerca il suo. Ciò che fa lo fa prima di tutto per sé stessa. Ilaria, legata alla sua terra, prepara le sue sfide sulla Destra Po.
La pista ciclabile che costeggia il Grande Fiume è diventata la sua palestra a cielo aperto. Nota in città (e anche più in là) per imprese sportive come Ferrara–Caponord: 4200 km in bicicletta in 30 giorni (2015); o la Trans Am Bike Race: 6900 km in 33 giorni nel 2016. E questa volta Ilaria, come detto, alla bici aggiunge anche il nuoto e la corsa. L’atleta estense ha appena iniziato la preparazione e noi l’abbiamo intervistata.
Perché nuoto, bici e corsa e non più soltanto bici?
«In ogni viaggio che ho fatto ho sempre cercato di cambiare, di variare qualcosa; sia per scoprire nuovi luoghi, sia per misurarmi con sfide diverse. Ogni avventura che preparo, ogni impresa che scelgo di compiere deve essere motivata; in caso contrario non avrebbe senso».
Parte tutto da lì.
«Esatto, comincia tutto da lì. Se sono motivata, sono stimolata fin dall’inizio e lavoro sodo sulla preparazione. La mia preparazione è turistico-sportiva, anche se “The longest triathlon!” è l’impresa più ardua in cui io mi sia imbattuta fino ad ora. Il percorso è lungo e le discipline diverse quindi, dovrò prepararmi bene per riuscire a portare a termine il progetto».
Come ha deciso l’itinerario da compiere?
«Io avevo due sogni in particolare; il primo era raggiungere Capo Nord e il secondo attraversare gli Stati Uniti d’America. Li ho realizzati entrambi (sorride, ndr). Ho scelto di stare in Europa prevalentemente per motivi logistici e poi tutta la parte “latina” dell’Europa mi ha sempre affascinato. Attraverserò tanti Paesi, tante città e sono convinta che sarà un gran bel viaggio».
Perché ha scelto di partire proprio da Goro?
«Mi piace l’idea di mantenere un legame con la mia terra. Anche quando sono andata a Caponord sono partita insieme ai ragazzi della Bike Night, abbiamo condiviso un pezzo di strada. In maniera diversa ho scelto di ripetere l’esperienza ed è per questo che la prima frazione di “The longest triathlon!” paritrà da Goro».
Come si sta preparando?
«Mi sto allenando in maniera alternata su tutte e tre le discipline. Faccio due allenamenti al giorno, per ora ancora “leggeri” che col passare del tempo saranno intensificati. La partenza è prevista per i primi di giugno, c’è ancora tempo».
A proposito di tempo, ha già stabilito una tabella di marcia da seguire?
«Certo. L’ideale sarebbe riuscire a compiere tutto in 80 giorni. Sono 10mila chilometri, 200 di nuoto, 8mila in bici e 1800 di corsa. La frazione più impegnativa penso sia la prima, il nuoto. Vorrei riuscire a fare 20 chilometri al giorno, oltre al fisico devo allenare la mente. In bici cercherò di fare 250 chilometri al giorno e 60 di corsa».
Da dove partirà l’ultima frazione?
«Da Berlino. Dalla capitale tedesca a casa attraversando Germania, Repubblica Ceca e Austria, perché? Fondamentalmente per correre in sicurezza. Ci sono tantissime piste ciclopedonali da quelle parti e, oltre al bel paesaggio da ammirare, volevo anche stabilire un itinerario che fosse sicuro».
Ha notato un aumento di praticanti donne nel mondo sportivo negli ultimi anni?
«Sì, soprattutto nel ciclismo e per me è bellissimo. Quando ho cominciato era un mondo molto maschile, ora invece tante ragazze hanno scoperto la bicicletta; è molto stimolante. In tanti si stanno avvicinando allo sport perché, oltre al benessere fisico, si può stare bene anche a livello psicologico».
Un ultima domanda. Norvegia, Stati Uniti e adesso questo. A meno di 30 anni ha già realizzato tutti i suoi sogni, e adesso?
«È vero ma (sorride, ndr) nascono sempre nuovi sogni, sfide e obiettivi. Un domani mi piacerebbe andare a vedere il Canada... staremo a vedere, ora sono concentrata su questa avventura».
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