La Nuova Ferrara

Rossetti, l’inventore di Ferrara Viaggio nell’addizione erculea

Da domani con il quotidiano un volume dedicato all’architetto di casa d’Este Progettò palazzo dei Diamanti e il campanile della cattedrale di San Giorgio

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«Biagio Rossetti merita di essere riscoperto. Per troppo tempo è stato dimenticato e snobbato dalla città. Gli ultimi testi che parlano di lui e del suo operato in maniera approfondita risalgono agli anni Sessanta e Settanta. Sì, c’è stata qualche eccezione ma è troppo poco. È per questo che ho scelto di scrivere questo libro, mi sono sentito in dovere di raccontare la figura dell’uomo che ha contribuito a rendere Ferrara grande nel mondo». Sono le parole di Carlo Bassi, architetto ferrarese autore de “La Ferrara di Biagio Rossetti 1447.1516” (ed. Le due rose. Editore) da domani in edicola con la Nuova Ferrara a euro 6.80. Si tratta di un libro che si inquadra nelle celebrazioni che nel 2016 sono state dedicate dal Ministero dei Beni Culturali e dall’Università di Ferrara alla memoria del grande architetto ferrarese morto nel 1516. Il libro intende segnalare la eccezionalità dell’opera di Biagio Rossetti che deve essere vista e illustrata con attenzione e sensibilità particolare. Il volume intende segnalare la eccezionalità dell’opera di Biagio Rossetti che deve essere vista e illustrata con attenzione e sensibilità particolare. Nelle sue pagine sono illustrate le opere di architettura realizzate a Ferrara prima e dopo la grande operazione urbanistica dell’ampliamento della città a partire dal 1492, operazione che resta al centro di tutta l’opera di Rossetti. La terza Addizione infatti, fu voluta dal duca Ercole I d’Este per dare compimento alla “forma della città”.

Fu un’operazione che, secondo un grande storico tedesco, fece di Ferrara “la prima città moderna d’Europa”. I protagonisti di questa avventura straordinaria furono: il duca Ercole che la volle, Pellegrino Prisciani, storico, segretario ducale, docente di astrologia presso la Studio che ne elaborò i concetti fondamentali e Biagio Rossetti che ha dato forma architettonica e realtà urbana a quei concetti. Nel cuore di questo grande intervento è il Quadrivio, l’incrocio fra via degli Angeli (corso Ercole I d’Este) e la vi dei Prioni (corso Porta Po) che si propone come nuovo baricentro urbano, e, struttura architettonica del Quadrivio stesso, fondamentale, è il palazzo dei Diamanti, propaggine del Castello sede della reggia ducale, con la sua corazza di bugne di pietra a forma di diamante bianco-rosate. Studi recenti hanno individuato nella architettura del palazzo dei Diamanti e nel suo collegamento con la reggia un “segno del potere” che condiziona tutto il disegno dell’ampliamento erculeo determinando la posizione dei “luoghi sensibili” della nuova edificazione dove Biagio ha collocato le architetture che strutturano l’ampliamento stesso: le chiese, la mura della città, le residenze signorili, il disegno delle strade.

«Oltre a questa particolarità - spiega Bassi - il palazzo dei Diamanti è stato pensato da Prisciani e realizzato nel suo disegno da Rossetti come un protagonista di un privilegio che lo rende unico in quel luogo: il disegno astrologico lo fa essere infatti il centro del medium coeli, cioè del sole nel suo massimo splendore. E come rendere visibile questa particolarità straordinaria? L’idea strabiliante è di Biagio: fasciandolo di bugne a forma di diamante che trattengono la luce del sole in tutto l’arco della giornata facendolo in ogni momento diverso. E questo per sempre». Gli edifici dei quali nel libro si da conto commentandone lo spazio e la specificità sono: la delizia di Schifanoia, il campanile di san Giorgio, casa Rossetti come opere che precedono i lavori dell’Addizione e le chiese di san Francesco, san Benedetto, san Cristoforo alla Certosa, la nuova abside della Cattedrale, palazzo Costabili e palazzo Roverella come opere successive all'ampliamento erculeo.

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