Sgarbi punta sul Rinascimento per salvare il nostro Paese
A Ferrara il critico d'arte presenta "Dall’ombra alla luce. Da Caravaggio a Tiepolo"
FERRARA. Meno formale, ma più focoso di Mattarella, anche Vittorio Sgarbi ha tenuto un discorso di fine anno. Se il Presidente si è pronunciato ottimista per tv, il critico ha scelto i social, sottolineando un paese in ginocchio. Le mafie, il decreto “Salva Banche” e l’incoerenza dei politici lo stanno cancellando. «Cosa potrò dirvi io che non sia una menzogna?», si domanda allora. La risposta non tarda: la necessità di un Rinascimento a tutto tondo, dentro e fuori gli italiani.
Oggi, alle 18, il critico è ospite della libreria Ibs+Libraccio in piazza Trento Trieste per presentare il suo nuovo tesoro d’Italia, Dall’ombra alla luce. Da Caravaggio a Tiepolo, edito da La nave di Teseo. Sul suo profilo Facebook sembra che abusi dell’hashtag #Rinascimento: «C’è chi ha trovato 5Stelle… - risponde - e magari pensava ai grandi alberghi. Cosa sono Ferrara, Urbino, Spoleto e Viterbo, se non l’eredità del Rinascimento? La mia ricetta è elementare: se almeno il 5% del bilancio statale fosse dedicato alla bellezza l’Italia risplenderebbe. Bisogna veicolare la civiltà attraverso il restauro dei monumenti».
L'interesse per Caravaggio, che si impone già dal titolo del libro, è stato naturale. «Ci sono elementi che rendono l’arte più attraente, così la violenza e l’omosessualità nella biografia del pittore. Preferisco di gran lunga Cosmé Tura o Ercole de’ Roberti, ma non c’è una leggenda con cui divulgarli».
Della nostra Emilia le personalità illuminate sono tante, dal Carracci al Guercino, poi spunta Benedetto Zalone, detto Zalone da Cento: «Una sorta di Guercino povero, che resta in campagna e dipinge una stupenda Natività. Per la prima volta il bambino sta in braccio a Giuseppe, mentre la Madonna lo osserva amorevole. Mi è dispiaciuto non dedicare un capitolo a Carlo Bononi, ferrarese di qualità e dallo spirito barocco: se palazzo dei Diamanti se ne occupasse sarebbe una mostra azzeccata».
Matteo Bianchi
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