Con Giacobazzi la nostalgia diventa comicità
Tutto esaurito al Teatro Comunale per il nuovo spettacolo dell'attore romagnolo fra ricordi di cose dimenticate ed altre assolutamente da difendere
FERRARA. A differenza di "Un po' di me (genesi di un comico)" questo "Io ci sarò" fa ridere e basta. Oddio, magari ha fatto riflettere e tornare indietro nel tempo i tanti 40-60enni che giovedì sera hanno riempito il Teatro Comunale Abbado di Ferrara per il nuovo spettacolo di Andrea Sasdelli, al secolo Giuseppe Giacobazzi.
Se meno di due anni fa Giacobazzi raccontò il neopadre (a 54 anni ha una figlia di 4 anni) che torna indietro nel tempo ai primi spettacoli comici, partiti proprio da Ferrara con il "Costipanzo show" in coppia con Duilio Pizzocchi, stavolta il padre vecchio riflette sulla possibilità di non poter conoscere il o la nipote, così decide di registrare su video tutti i suoi spettacoli, utilizzando come testimoni gli stessi spettatori.
Scritto con Carlo Negri e con al fianco due testimoni oculari delle bravate (modeste) compiute in gioventù nella veste di tecnici, il comico racconta le sue origini prima ad Alfonsine (Ra), poi la gioventù vissuta a Bologna, fra ricordi di cose che non ci saranno più (le cabine del telefono, che lui definisce "gabine" traendo spunto dal dialetto) ed altre che devono rimanere, come la musica. Ed ecco che Giacobazzi utilizza la panchina (unico elemento della scenografia assieme ad un sasso e come sfondo un binario perso nel verde) per diventare valido interprete musicale, suonando e cantando la celebre "Father and son" di Cat Stevens, brano che ha definito fondamentale per parlare ai giovani impetuosi di tutti i tempi.
Non mancano riferimenti alla politica ("Con un miliardario diventato presidente siamo stati avanti vent'anni gli Stati Uniti, è la prima volta che capita") ed alla vita di tutti i giorni, dai telefonini sempre più tecnologici e catalizzatori di menti ai programmi trash della televisione, fino ai nonni di oggi, persone completamente diverse dai nonni di alcuni decenni fa, dediti solo a internet, alla cura del corpo ed a presentarsi giovani. E così, fra inevitabili risate, sale la nostalgia ripensando ai bar di una volta in cui si giocava a carte e si leggeva il giornale, alle feste private con i dischi ed i primi approcci, perfino il servizio militare, che il sempre punito Giacobazzi ha svolto nella fredda Merano nel corpo degli Alpini. Ma il vero rimpianto per il comico è il cinema e con in sottofondo la sala "Fulgor" di Bologna, ecco ricordare alcune pellicole assolutamente da non perdere ("Blade runner" in primis) ma anche altre che hanno caratterizzato un'epoca pur non avendo valore intrinseco (le commedie scollacciate anni '70 e i film di Bud Spencer e Terence Hill).
Insomma, si è riso tanto, magari i più giovani in teatro non avranno capito tutti i riferimenti, ma Giacobazzi resta un animale da palco, con saluto finale al o alla nipote che verrà con un "Non preoccuparti, io ci sarò".
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