Modelli, colori, tessuti Un laboratorio che insegna a volare
La passione per gli aquiloni nata a Ferrara ormai 40 anni fa. Duro lavoro invernale per accogliere al meglio la primavera
L'associazione Vulandra che ogni anno anima Ferrara con l’omonimo festival, è in attività per tutti i dodici mesi, nel colorato laboratorio di Pontelagoscuro. Fra macchine da cucire, righelli e compassi, gli aquilonisti disegnano modelli, tagliano e assemblano stoffe, dipingono, e la Nuova Ferrara ha intervistato il presidente dell’associazione, Maurizio Cenci, che ha raccontato la loro esperienza. E raccontano come nel corso del tempo sono riusciti a coinvolgere ed emozionare il pubblico di tutte le età.
Chi sono i membri di Vulandra?
«Siamo sempre noi - risponde -, gli stessi che hanno mosso i primi passi quasi 40 anni fa, con le edizioni iniziali organizzate sugli argini del Po. Quando iniziammo, volevamo una festa di primavera a Ferrara, oggi siamo un punto di riferimento per tutte le associazioni del settore italiane, e teniamo le relazioni con i gruppi di altri Paesi. Fummo i primi in Italia a proporre coreografie di “volo acrobatico” e cerchiamo di rendere ogni aquilone un’opera creativa, giocando con i modelli, i colori, i tessuti».
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Da dove vengono gli aquiloni?
«Le origini si perdono al tempo dei tempi: le prime tracce si ritrovano sicuramente in Oriente, dove la leggerezza degli aquiloni era associata a cerimonie spirituali. In Occidente arrivarono grazie a Marco Polo, che li portò con sé dopo uno sei suoi viaggi, facendo scattare la fantasia e la creatività degli studiosi dell'epoca, e facendo diventare gli aquiloni una vera e propria forma artistica. Poi molti personaggi famosi lo utilizzarono per le proprie sperimentazioni, da Benjamin Franklin, che lo usò per il suo esperimento sui fulmini, ai fratelli Wright, che lavorarono con gli aquiloni per scoprire i fondamentali del volo».
Cosa rappresentano per voi questa passione?
«Noi amiamo gli aquiloni perché uniscono diversi aspetti: il lavoro tecnico e manuale, a cui le giovani generazioni sono sempre meno abituate, l’impegno creativo, perché ci si può sbizzarrire con le sfumature, le forme o la pittura, e soprattutto la fase finale, di volo. Per farli volare, è necessario organizzare un’attività all'aria aperta, in un luogo libero da ostacoli, e quindi presumibilmente non abitato: diventa anche un invito a uscire, rivolto soprattutto a bambini e giovani. Inoltre si possono creare aquiloni con materiali di riciclo, aiutando così anche l’ambiente».
Che attività svolgete oltre ad organizzare il Festival?
«Lavoriamo molto con le scuole, con bambini e ragazzi di diversa età, alle scuole dell’infanzia, per esempio, facciamo costruire piccoli aquiloni che poi i bimbi possono portare a casa. Con gli studenti delle superiori, invece, spesso realizziamo un lavoro di gruppo: aquiloni singoli per ogni ragazzo che però, se messi insieme, creano un modello unico molto più grande da far volare. Abbiamo accumulato negli anni anche una collezione di opere d’arte, portiamo le nostre “tele volanti” negli altri festival che lo richiedono. Oltre che con le originali pitture, poi, si può esprimersi anche con le forme, e creare aquiloni dalle strutture complesse, che diventano vere e proprie sculture librate in cielo».
E il Festival? Novità per la prossima edizione?
«Il Festival non sarebbe possibile senza l’organizzazione di Arci Ferrara, che ci accompagna fin dai primi anni su diversi aspetti che noi non potremmo seguire, e senza il sostegno dell’amministrazione comunale, che ha creduto da subito nel progetto. Siamo al lavoro già da molti mesi per aprile 2017 - conclude -: quest’anno il Festival sarà di un giorno in più, e ci saranno nuove forme di aquiloni, ma anche alcune novità dal punto di vista organizzativo, ci piacerebbe riuscire ad approfondire anche l’aspetto sociale del Festival».
Insomma, il laboratorio è in fermento e basta varcare la soglia d’ingresso per sentire il profumo della passione. Passione per le forme, i colori, i materiali e, soprattutto, per il vento...
Irene Lodi
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