Vinta una difficile scommessa La conferma sono gli applausi
FABIO ZIOSI. A sipario aperto, quando le luci non sono ancora abbassate del tutto, sono i protagonisti a finire di portare in scena gli ultimi oggetti che la compongono. Quasi a voler dire al...
FABIO ZIOSI. A sipario aperto, quando le luci non sono ancora abbassate del tutto, sono i protagonisti a finire di portare in scena gli ultimi oggetti che la compongono. Quasi a voler dire al pubblico di entrare nella storia che si andrà a rappresentare; anzi, che ci si è già dentro. E così sarà sino alla fine. Così inizia “The Pride”, scritto nel 2008 da Alexi Kaye Campell, in scena al Comunale. A Zingaretti non piace vincere facile. I temi che affronta sono di quelli che fanno pensare, che mettono al centro l’uomo, vogliono scavare la sua identità, scoprire chi veramente siamo e siamo noi a deciderlo, guardandoci dentro allo specchio che - ricordiamoci sempre che siamo a teatro - viene poi rivolto verso il pubblico. Così è stato nel penultimo lavoro di Zingaretti, “La torre d’avorio” presentato nel 2013 a Ferrara con la storia del grande direttore Furtwangler, accusato di collusione col nazismo, così è stato l’altra sera con tema l’omosessualità.
Una scommessa, diciamolo subito, che Zingaretti ha stravinto, con gli altri due interpreti principali Maurizio Lombardi e Valeria Milillo e il sostegno di Alex Calderon. Nelle due storie che si intrecciano sul palco e avvengono parallelamente davanti agli spettatori: la prima in una Londra del ’58, interno borghese quasi ordinario, di una coppia e una vita non esaltanti in cui entra uno scrittore omosessuale che scompagina le sicurezze esistenti; la seconda nella Londra di oggi, con una omosessualità molto esplicita, spinta, dove sembra non ci sia più niente da scoprire nei rapporti umani. Basta un semplice pannello bianco calato dall’alto per trasportarci da un anno all’altro, a testimoniare che non solo il tema ma anche quello che c’è di più intimo nelle storie, sia identico. Diversa la fine: più triste quella del ’58, dove Philip-Zingaretti scopre la sua omosessualità da adulto e ha un rapporto breve con Oliver-Lombardi che culmina in una scena di violenza; storia travagliata anche quella del 2017 ma con una conclusione di tenerezza e felicità. In un teatro strapieno, tantissimi applausi (meritati) per tutti.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
