Lo scettro va a Palermo Comacchio a un passo
I Trepponti arrivano fino alla lista ristretta delle magnifiche cinque
di ANDREA SCUTELLÀ
Palermo è la capitale italiana della cultura 2018. Oltre al titolo vince un milione di euro e l’esclusione dal patto di Stabilità delle spese per realizzare i progetti presentati nel dossier della candidatura. Brucia sul filo di lana i piani di Comacchio che pure ha avuto il merito di superare anche l’ultima scrematura, entrando nella lista ristretta assieme a Recanati, Settimo Torinese e Trento. In finale erano arrivate anche le città di Montebelluna, Alghero, Aquileia, Erice ed Ercolano.
Palermo vince con un progetto legato alla cultura dell’accoglienza, che il sindaco Leoluca Orlando rivendica sul palco, chiamando a sé tutti i colleghi giunti dai dieci comuni italiani finalisti. Che in alcuni casi vengono da realtà di dimensioni molto ridotte: Aquileia conta poco più di 3mila abitanti, ma ha dalla sua una storia importante. Fondata come colonia dai romani 181 anni prima di Cristo, è uno dei più importanti siti archeologici dell’Italia settentrionale. Ci sono anche i piccoli centri poco noti per i monumenti o le bellezze architettoniche: come Montebelluna, paese a vocazione industriale che intende la cultura come «risorsa utile in tutte le dimensioni del vivere civile per affermare un nuovo urbanesimo di un Veneto che è diventato in maniera inconsapevole un’area metropolitana estremamente confusa», almeno così racconta il sindaco Marzio Favero. Poi ci sono le località che mettono al centro la tradizione e il rapporto con il territorio. È il caso di Comacchio. «Il museo del Delta antico – spiega il sindaco Marco Fabbri - riguarda tutte le realtà della zona, con una spiegazione di quella che è stata tutta l’evoluzione: dal periodo etrusco di Spina alla nave romana che troverà nuova luce, fino al periodo medievale, per raccontare un territorio fatto d’acqua e di persone, che devono vivere in equilibrio».
Esperienze significative, che superano il contesto cittadino e guardano ai cantieri aperti. «Capitale della cultura italiana non è un concorso di bellezza, né una gara a chi può spendere di più - spiega il presidente della commissione Stefano Baia Curioni - ma è un riconoscimento alla capacità di progetto che può andare a grandi o piccoli centri, che tiene insieme tradizione e innovazione, cultura e sviluppo, identità e bellezza». Il senso è quello di non «sederci sulla gloria del patrimonio culturale italiano», dice il ministro dei Beni culturali Franceschini, spostando materialmente la sedia che ha dietro le spalle «ma unire la sinergia tra pubblico e privato, il patrimonio con le attività, la qualità dell’attività con la possibilità di valorizzare le industrie creative. È la sintesi di diverse politiche che confinano con quelle culturali».
In questo contesto Palermo vince con la cultura dell’accoglienza, che connette il patrimonio alle politiche sociali. «In un tempo nel quale c’è fastidio e ostilità per i diversi - arringa il sindaco Leoluca Orlando, accerchiato dai suoi colleghi -, noi rivendichiamo il diritto di ciascun essere umano di essere e restare diverso, ma di essere e restare uguale». Poi, nel capannello dei giornalisti, il sindaco non nasconde la sua soddisfazione. «Per lungo tempo l’Isis siciliano, la mafia, ha avuto paura dei diversi, cacciava i migranti. Eravamo una città migrante - fenicia, araba, spagnola, francese - ma senza migranti. Da quando la mafia non governa più Palermo sono arrivati i migranti. Una cifra culturale che diventa il coro Arcobaleno al Teatro Massimo, un Brass group al complesso monumentale di Santa Maria allo Spasimo, “Manifesta”, la più grande biennale al mondo di arte migrante, un Teatro Stabile aperto alla diversità». Insomma: Palermo si prepara ad essere la capitale non della cultura italiana, ma dell’intercultura europea, forse mondiale. Per sua stessa vocazione: mediterranea. Un antidoto ad ogni trumpismo galoppante. «Io non credo che si debba dare una risposta Trump - incalza Orlando - bisogna dimostrare che esiste un altro modo di vivere, lasciandolo solo nelle sue isterie che producono morte e genocidio».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
