“Nudi e crudi”, i lati oscuri di una famiglia
È un romanzo scritto da Bennett e messo in scena al Teatro Abbado. Col classico humour britannico
Il solo modo di trasformare i personaggi di un testo in persone in carne e ossa, è portarli su un palcoscenico. È dare loro un volto e un carattere. A maggior ragione se si tratta di tipi sociali, come i protagonisti di Nudi e crudi (Adelphi), di Alan Bennett. Dopo il successo di venerdì sera al Teatro Comunale "Abbado" di Ferrara, ieri, gli attori Maria Amelia Monti e Paolo Calabresi hanno incontrato il pubblico alla libreria Ibs+Libraccio.
Martedì prossimo, alle 21, lo spettacolo si sposterà all'Auditorium Pandurera di Cento.
Il sipario si alza sullo stupore di una coppia tipicamente inglese, protestante e conservatrice. Di ritorno dall'opera, Mr e Mrs Ransome aprono la porta di casa e se la trovano svuotata. Un furto rapido e impeccabile, ma non indolore, che li priva all'improvviso di ogni effetto personale. Per quanto i due restino sgomenti nel cuore della notte, sono costretti a reagire, ciascuno a suo modo. Per lei, Rosemary, diventa una liberazione dalla routine, un'occasione per ricominciare. «C'era tutto quello che serviva - risponde alla psicologa della polizia - ma non mi mancano le cose, mi mancano i percorsi». La vita di sempre è una sicurezza, ma anche una noiosa ripetizione, alla cui fine ella replica con leggerezza. Si abbandona all'acquisto di oggetti che non hanno utilità, ma che la fanno sentire se stessa. La stessa spontaneità con cui ci si lascia trasportare a mente sgombra tra gli scaffali del supermercato. L'interpretazione della Monti è impeccabile nel rendere l'ingenuità della donna, grazie all'ironia montante che sostiene l'intero copione. Invece l'arma di Maurice, che si sistema di nascosto i baffetti con la tinta per capelli della moglie, è il sarcasmo. Riservato per indole e ingessato per mestiere, l'avvocato fatica a riprendersi di fronte al vuoto, alla mancanza dei riti quotidiani. Si tiene tutto dentro. «Notiamo tutto nelle donne, ma niente nelle mogli», è l'osservazione che gli rivolge l'agente incaricato di stendere il verbale. Emerge subito intorno a loro un contesto d'indifferenza, nel quale ciascuno è troppo preso dalla propria prassi. La cura per l'accumulo della roba si sostituisce a quella per gli altri e chi nel quartiere si interessa alla loro disgrazia, lo fa solo per raccontare la sua. Secondo Bennett, la parola è lo strumento che può aiutarci a prendere coscienza di chi siamo e delle nostre esigenze interiori; perciò Rosemary va incontro allo slang dei giovani, a un nuovo look. I tempi della coppia sono cambiati e così il loro rapporto. Un invecchiamento che dovranno affrontare, una volta superata la tempesta.
Il valore del linguaggio è fondamentale anche per la regista Serena Sinigaglia, che usa Mozart per sottolinearlo. Dalle arie che ricalcano gli stati d'animo sino al finale, quando Nicola Sorrenti, che ricopre le altre parti in scena, bacia con passione Rosemary ed esce. (ma.bi.)
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